Un ritornello senza fiore:

M'affaccio alla finestra, e vedo mare.
Tutte le barche le vedo venire
Quella dell'amor mio non vuol tornare.

Quest'ultimo pittoresco stornello, come dicono i Toscani, si trova anche nella raccolta di canti popolari toscani del Tigri, ma con una infelice variante: veggo 'l mare, invece che vedo mare. Tigri ne ha raccolti 425, e fra di essi si trovano dei veri gioielli poetici. In molti ritorna l'espressione m'affaccio alla finestra, come in questo, un po' lezioso:

M'affaccio alla finestra e vedo notte;
Con le lagrime mie bagno le lastre;
O fonte di bellezze, buona notte!

Trascrivo qui un ritornello siciliano dell'Etna:

Sciuri d'aranciu;
Tutti li beddi di ssu munnu munnu
C'un capiddu di tia non ci li canciu.

Oltre queste poesie minime meritano anche di essere ricordati i componimenti popolari di dieci versi della Maremma romana. In Toscana simili componimenti vengono chiamati «rispetti» ma hanno per lo più solo otto versi, e formano una strofa. Talora hanno un numero maggiore di versi. A Roma io non conosco che quelli di dieci versi a rime incrociate, con gli ultimi due a rima baciata. Queste strofe contengono sentenze morali, proverbi, o serenate e canti d'amore popolari.

Esse sono spesso ingenue, ma efficaci e piene di poesia. Da due decenni si è diffuso in Italia lo studio dei canti popolari; se ne son fatte più raccolte; recentemente è notevolissima la raccolta di canti umbri, liguri, piceni, piemontesi, romani, di Oreste Marcoaldi (Genova 1855); quella del Tigri: Canti popolari Toscani (Firenze, Barbèra e Bianchi, 1856) vero tesoro di poesia; e finalmente quella di Leonardo Vigo d'Acireale: Canti popolari Siciliani (Catania, 1857). L'isola di Sardegna è restata indietro, quantunque debba contenere materia innumerevole e pregevolissima. La piccola Corsica deve la raccolta delle sue belle canzoni al poeta Salvatore Viale.

Chiudo la mia notizia sui poeti di Roma, i cui nobili tentativi ed i buoni successi ho seguìto con amore per più anni, come ospite, mandando loro il saluto e l'augurio fraterno dell'amico, attraverso le Alpi, sulle rive del Tevere... Noi siamo tutti davvero, come dice la canzone popolare romana, tanti rami d'un tronco solo, tante fiamme d'un solo incendio![10]