Si riferisce alla coltivazione di quest'ultima pianta una grande statua di bronzo, che sorge sulla spianata del Rocher des Doms. Avvezzo a trovare in Italia sulle piazze delle cattedrali la statua del santo patrono della città, mi mossi verso quella per vedere quale fosse il protettore di Avignone, e trovai scritto sul piedistallo: A Jean Althem introducteur de la garance, les Vauclusions reconaissants.—1846. Di fronte alla cattedrale di Avignone, in prossimità del Vaticano francese, non sorge dunque la statua di un Papa, nè di un martire, nè di un vescovo, ma quella di un semplice cittadino, il quale introdusse nella Provenza, non già l'inquisizione, ma una pianticella la quale fa ricco il paese, tingendo di un bel rosso i calzoni di seicento mila francesi. E ciò mi confermò che non mi trovavo già in Anagni, ma in una città della Francia attiva ed industriale, fra Lione e Marsiglia. Giovanni Althen però non era avignonese, ma persiano. Venne in questa città nel 1756 e morì nelle vicinanze, a Caumont, nel 1774.

Non spirava un soffio d'aria, quando pervenni su quell'altura; benchè fossimo in ottobre, il sole splendeva ardente sulle nude rocce. Ma il vento del settentrione, il maestrale, come qui lo chiamano, si fa sentire sovente con forza, e la città vi è molto esposta; di qui l'antico proverbio:

Avenio ventosa
Sine vento venenosa
Cum vento fastidiosa.

Io però farei una correzione all'ultimo verso, dicendo: Cum et sine vento fastidiosa. Questo proverbio mi ricordò quello di Tivoli: Tivoli di mal conforto, o tira vento, o piove, o suona a morto.

Il nome di Rocher des Doms è derivato da Domnis o Dominis, e la cattedrale pure è denominata Nostra Signora des Doms. La rupe sopra la quale sorge è alta centotrent'otto piedi sopra il livello del mare, ed ottant'un piede sopra Avignone. Colà sorgeva l'antichissima acropoli e colà ebbero sede, in tutte le epoche, i principali monumenti della sua storia. Avignone rassomiglia in questo a parecchie città del Lazio e dell'Etruria, le quali ebbero nel punto più elevato l'antica rocca ed a fianco di questa il tempio, tanto durante il paganesimo quanto nell'êra cristiana; imperocchè le cattedrali ed i palazzi vescovili, fortificati e con le loro torri, furono in generale costrutti con i materiali tolti dai tempî dei pagani.

Prima di introdurre il mio lettore nel celebre palazzo dei Papi, voglio da questo Campidoglio avignonese gettare uno sguardo sulla storia di questa città e de' suoi dintorni, imperocchè, quale linguaggio possono parlare le pietre e le mura di una località famosa, se non se ne conosce la vita storica?

L'origine di Avignone è oscura; sorse certamente avanti G. C. I greci la nomarono Avenion, i romani Avenio, non si sa se togliendo il nome A vento, Ab avibus, Avineis, o da altra parola. La città fu indubbiamente capitale dei Cavari o Celti, i quali popolavano questa parte delle Gallie, e più tardi vi presero stanza pure i massiloti, quale un emporio sul Rodano. Avignone fu quindi colonia romana, con diritto di città latina, ed appartenne al pari di Ginevra, Grenoble, Valenza, Orange, Carpentras, Arles e Marsiglia, alla provincia gallica di Vienna nel Delfinato. Tutte queste città fiorirono sotto i primi imperatori, e si ebbero in esse numerosi monumenti d'architettura romana. In Avignone, però, nessuno ne rimane, mentre nelle sue vicinanze più o meno sussistono tuttora, in Orange, Carpentras, Cavaillon ed Arles. Può darsi sia vero quanto dicono i più recenti scrittori di Avignone, che quei monumenti siano stati distrutti dai Borgognoni, dai Goti, dai Franchi e dagli Arabi; se non, che nel considerare le mura colossali del palazzo dei Papi, mi pareva probabile che, al pari di molte chiese, di molti palazzi di Roma, dovessero celare nel loro interno più di un monumento romano.

La Provenza, ultima fra le provincie romane delle Gallie, divenuta finalmente romana per lingua, per costumi, fiorente per civiltà latina, ricca di scuole, di accademie, fu posseduta dapprima, per poco tempo, dai Visigoti, poscia dai Borgognoni; poi divenne provincia franca sotto Clodoveo. Se non che, tutte le razze germaniche furono sempre odiate dai Provenzali, i quali parlavano latino, ed anche allorquando i Franchi diventarono Francesi, la Francia meridionale sulle due sponde del Rodano, fino ai piedi dei Pirenei, si separò fin quasi ai tempi nostri per la lingua, per sentimento nazionale, per usanze, per costumi dal resto della nazione. La Francia meridionale si oppose violentemente alla dinastia dei Merovingi, quindi dei Carolingi; quelle provincie cercarono far regno a sè, e di qui ebbero origine i loro rapporti coi Saraceni, nemici giurati dei Franchi. Ma Carlo Martello, dopo aver sconfitto i Mussulmani presso Tours, li cacciò pure dalla Provenza, s'impadronì di Avignone, la quale aveva aperte le sue porte agl'infedeli e la pose a ferro ed a fuoco. In tal guisa la Provenza venne ridotta a signoria dei Franchi.

Intanto i Provenzali, dopo la caduta dei Carolingi, si sottrassero alla monarchia francese; elessero a Vienna (879) a loro re nazionale il conte Bosone, e così venne fondato il regno di Provenza, il quale ebbe pure il nome di Borgogna Cisiuranica, siccome quello che comprendeva molte parti dell'antica Borgogna, la Provenza, il Delfinato, un tratto della Savoia, Nizza, il Lionese, la Bressa e parte di Friburgo. Rimase separata la Borgogna Transiuranica fino al 933, nel quale anno i due regni furono riuniti e formarono il novello regno di Arles. L'ultimo re di questo, Rodolfo III, chiamò nel 1032 a suoi eredi i re di Germania, i quali mantennero a lungo su quelle provincie, attualmente francesi, e più a lungo ancora sulla Svizzera, la supremazia politica.

Sebbene passasse allora la Provenza a far parte del regno di Borgogna, continuarono però a governarla i suoi conti nazionali, in qualità di vassalli del regno e dell'impero. Dall'anno 900 in poi presero stanza in Arles e finirono per ridurre la loro signoria ereditaria pressochè indipendente, mentre sorgevano anche dei conti nazionali nella Linguadoca, e vi fondavano la famosa famiglia dei conti Raimondo di Tolosa.