Per ricche che siano le chiese di Roma in mosaici, non ne possiedono che di quelli dal VI secolo in poi, e non possono certo paragonarsi al valore artistico e storico di quelli di San Vitale. Mentre s'innalzava la basilica di Ravenna, o tutt'al più dieci anni dopo, sotto il governo di Narsete, si costruiva a Roma la chiesa dei Dodici Apostoli. Disgraziatamente dei mosaici che la ornavano nulla oggi resta. I soli mosaici conservatici di quell'epoca sono quelli dell'antica basilica dei Santi Cosma e Damiano, basilica costruita da Papa Felice IV sul Foro Romano (524-530). Lo stile n'è vigoroso e originale; ma sono ancora lontani dalla perfezione artistica dei mosaici di Ravenna.
Fui lieto di trovare in S. Vitale dei mosaicisti romani, che vi lavoravano da molti anni, sino dai tempi del Governo pontificio, intenti a restaurare i mosaici. Ci fu un tempo in cui, essendo quest'arte sparita da Roma, si facevano venire artisti da Bisanzio o dalla celebre scuola di Montecassino. Ma le cose cambiarono nel secolo XIII, quando, sotto Innocenzo III e Onorio III, l'arte romana prese un novello impulso. Da allora fino ai nostri giorni, con lievissime interruzioni, l'arte del mosaico si è mantenuta florida sulle sponde del Tevere.
Gli operai, padre e figlio, che incontrai a Ravenna, appartenevano ad una famiglia che da più generazioni praticava quest'arte, appunto come la famiglia dei Cosmati, i quali vissero a Roma nel XIII secolo. Ribel, uno dei mosaicisti, era, quando lo vidi, occupato a ripulire e riparare le parti guaste d'un mosaico laterale della tribuna, con un prodotto chimico testè scoperto, il quale permette di rendere ai mosaici, anneriti dal tempo, tutto il loro splendore. La prova che il mosaicista stava compiendo su una delle figure era talmente ben riuscita, che l'imagine, ringiovanita e rinfrescata, brillava dei più vivi colori. Col tempo tutti i quadri di San Vitale saranno sottomessi alla stessa operazione, e allora solamente potremo godere pienamente la loro primitiva bellezza.
Quegli artisti mi offrirono, come ricordo, un oggetto che non si trova certo facilmente negli albums di fotografie: il ritratto di Giustiniano, in formato di carta da visita. Essi avevano trovato un'imagine di questo imperatore in certi pezzi di mosaico, che dovevano aver adornato un tempo il muro interno, situato al disotto della porta di Sant'Apollinare l'avevano pulito e fotografato. Giustiniano vi era rappresentato come a San Vitale, ma soltanto in mezzo busto. Il suo viso somigliava a quello che ammirasi nella basilica, ma appariva più pieno e leggermente effeminato. Aveva la stessa toga sacra, attaccata alla spalla da un fermaglio di diamanti; il diadema era ornato, come sulle monete, da due file di pietre preziose. Attorno al viso si delineava egualmente un'aureola circolare, di color rosso porpora, cosparsa di punti bianchi, simili a perle. La figura si staccava su di un fondo d'oro, e al disotto si leggeva in caratteri romani il nome di Giustiniano. Un ritratto interessantissimo insomma.
La bella basilica di Sant'Apollinare fu compiuta quasi alla stessa epoca di San Vitale.
L'esterno, come quello delle altre basiliche di Ravenna, non ha verun interesse. Il campanile al suo fianco ha quella forma speciale che sembra particolare a Ravenna, ove se ne trovano parecchi altri esemplari. Queste tane, di aspetto barbaro, sono circolari e di altezza media, costruite di rozzi mattoni, senza armature, nè altri ornamenti, forate da piccole finestre arcate, che una piccola colonna divide in due parti. Credo siano costruzioni dell'VIII o del IX secolo, piuttosto che del VI. L'interno della chiesa si divide in tre vani, che sopportano ventiquattro colonne di marmo greco e che, come la maggior parte delle basiliche di Ravenna, presentano un carattere di nobile semplicità. Ciò che distingue queste chiese dalle costruzioni romane della stessa epoca, è che esse hanno conservato un'impronta di grazia serena e come attaccata ancora alle potenze terrestri. Si nota pure che esse sono la libera produzione di un'epoca piena di vita realizzante, con la sua propria originalità, un ideale passato allo stato di tipo. Benchè la vecchia città, cadente in rovina, dovesse, a quel tempo, fornire ampia messe di colonne antiche, gli architetti di Sant'Apollinare hanno sdegnato servirsene. Le loro colonne e i loro capitelli omogenei, ancora più difficili a produrre, sono opere originali e non copiate da altri monumenti antecedenti. È l'opposto di Roma, ove, per costruire una nuova basilica, riunivano ordinariamente il maggior numero possibile di materiali tolti da edifici antichi, ruinando colonne ed anche capitelli eterogenei.
Il vano centrale di Sant'Apollinare è ornato di bei mosaici. Se i mosaici di San Vitale sono notevoli per le personalità storiche, di cui ci offrono l'imagine, quelli di Sant'Apollinare lo sono per la rappresentazione dei monumenti esistenti in Ravenna a quell'epoca. Sulla parete destra del vano centrale si scorge, brillante di colori freschissimi, la città di Ravenna, con la chiesa di San Vitale, con vari altri monumenti e col palazzo di Teodorico.
Sul frontone del monumento si legge, a lettere d'oro, un nome che non poteva appartenere che alla dimora di Teodorico, quello di Palatium. Seguono venticinque imagini di santi, che tengono in mano delle corone, separati gli uni dagli altri da palme. Al termine della schiera, contornato d'angeli, sta un Cristo vestito di scuro e seduto su di un trono.
Sul muro di sinistra, una composizione simmetrica rappresenta un corteo di giovani sante, un'adorazione di magi e una riproduzione architettonica. La Vergine occupa il trono, ed è una figura dolce e graziosa; ha la testa cinta dal velo delle religiose. Quanto ai re magi, la loro origine barbara si manifesta nei mantelli corti fatti di broccato, nei colori vistosi e nell'abito intero. Prive di ogni personalità, uniformi anche nelle linee del volto, le sante donne sono avvolte in ricche stoffe bizantine e in veli bianchi; portano il diadema greco sulla testa. Queste imagini limpide, finemente ombreggiate, si distinguono da certe figure di santi appartenenti alla più antica maniera, come se ne vedono nelle basiliche romane, per esempio in San Paolo e in altre chiese, il più delle volte sull'arco di trionfo e sui quadri laterali delle tribune. Si ritrova in quelle di Sant'Apollinare la tradizione dell'arte antica. Nessun segno in esse della vicina barbarie; la monotonia stessa dei tipi non stanca l'occhio, e dà piuttosto all'insieme una specie di pace solenne, animata dalla grazia dei contorni e dalla ricchezza dei costumi.
All'estremità del mosaico si vede il sobborgo di Classe, oggi distrutto, che fa riscontro all'imagine di Ravenna della parete opposta. E' un castello solidamente fortificato, con torri merlate, a cui si stende dinanzi il mare azzurro, cosparso di vascelli dalle bianche vele. Nel suo complesso è di un effetto straordinario.