Dante simboleggia con la sua propria esistenza ciò che rende così maravigliosa la storia della sua patria, l'arte e la scienza producenti i loro più nobili fiori in mezzo alle più spaventose lotte civili.
Da questo lato e da tanti altri il Poeta fiorentino è il rappresentante e come l'incarnazione del genio italiano verso la fine del medio evo.
La solitudine in mezzo alla quale si drizza la tomba di Dante, produce un'impressione profonda, e bisogna felicitarsi che gli abitanti di Ravenna abbiano rifiutato ai Fiorentini pentiti la restituzione del loro tesoro nazionale. Dante continua così il suo destino d'esilio; egli riposa nella cella la cui ombra ospitale riparò i suoi ultimi giorni, in un monumento all'erezione del quale hanno preso parte la Serenissima Repubblica di Venezia e la Santa Sede. La sua tomba si drizza al largo, libera e isolata come una sepoltura di sovrano, come il mausoleo del grande Teodorico.
NOTE:
[1] Io desumo questi discorsi dallo scritto di un ufficiale francese che assistè alla scena.
[2] Evidentemente qui l'imparzialità del Gregorovius vien meno. Quando lo storico tedesco scriveva queste righe, si era andata formando, sopratutto all'estero, una campagna denigratoria contro l'Eroe luminoso della nostra Indipendenza. In Francia, per esempio, un liberale ed uno scrittore di valore, Maxime du Camp, scriveva contemporaneamente di Garibaldi altrettanto e molto di peggio. Ciò, del resto, non era che l'effetto della campagna subdola e celata dei nemici della nostra libertà. (N. d. T.).
[3] Levate, venerabiles fratres, in circuitu oculos vestros, et videbitis, ac una Nobiscum vehementer dolebitis abominationes pessimas, quibus nunc misera Italia praesertim funestatur... Datum Romae apud S. Petrum die 17 octobris anno 1867. Pont. Nost. A. XXII.
[4] Il conte Costantino Nigra, nato a Villa Castelnovo, Ivrea, nel 1828, e morto a Rapallo il 1 luglio 1906, fu una delle più illustri personalità del nostro Risorgimento. Cavour lo ebbe a segretario ne' suoi viaggi politici a Londra e a Parigi, sopratutto nel memorabile Congresso del 1856, dove il grande statista pose nettamente, davanti ai rappresentanti delle potenze, la questione della nazionalità italiana. Il Nigra rimase quindi alla Corte di Napoleone III, e divenne l'interprete gradito delle idee di Cavour e dei propositi di Re Vittorio Emanuele II. Fu ministro plenipotenziario dell'Italia presso la Corte di Francia sin dopo Sédan e grandemente sempre cooperò agl'interessi del nostro paese ed alla sua unità. (N. d. T.).
[5] Questo tratto caratteristico ce lo narra il cappellano degli zuavi, anch'esso prigioniero, che ha descritto semplicemente e fedelmente la dimora dei garibaldini a Monte Rotondo nella «Prigionia del P. Vincenzo Vannutelli». Episodii della invasione garibaldina del 1867. Appunti storici estratti dal suo giornale. Roma, Salviucci, 1869.