III.
Ogni cosa a Capri porta un'impronta per così dire fanciullesca; persino nelle fisonomie di parecchi vecchi, tanto uomini quanto donne, si scorge questo segno caratteristico di puerilità. I ragazzi, maschi e femmine, sono in generale bellissimi, e, sebbene crescano senza istruzione, la loro intelligenza è straordinariamente sveglia. Portano tutti al collo un amuleto: i bambini, piccoli corni benedetti, destinati a proteggerli contro lo spirito maligno; i più grandicelli, una medaglia della Madonna o un'immagine della Beata Vergine del Carmine, impressa sopra un pezzo di stoffa. Ho visto un giorno esposto nella chiesa il cadavere di un bambino. Era coperto di un velo bianco, ornato di fiori, ed aveva attorno a sè mandorle inzuccherate: il poverino non ne aveva mai assaporate in vita, perchè cotali ghiottonerie non si dànno ai ragazzi dei pescatori che allorquando sono morti. Il cadavere fu deposto senza cerimonie nella sepoltura nell'interno della chiesa, dove, secondo l'usanza antica, si eseguiscono tutte le tumulazioni. Soltanto coloro che non sono cristiani—così si esprimono per intendere i non cattolici—vengono sepolti in qualche punto ameno e solitario della spiaggia.
A Capri tutti si conoscono, e il forastiero non tarda del pari a divenire amico degli isolani e a formare con quelli una sola famiglia. Non tarda molto per conseguenza a non sentirsi più straniero, e a considerarsi quale membro di quella specie di comunità.
La vita pubblica si concentra tutta quanta sulla piazza, presso la porta della città; ivi si vendono i pochi oggetti che rispondono agli scarsi bisogni della popolazione; ivi hanno luogo le feste religiose e si radunano gli abitanti a riposarsi dell'incessante lavoro. La vita solitaria è interrotta di quando in quando dall'arrivo di qualche forastiero, il quale prende alloggio nella locanda di don Michele, visita rapidamente le curiosità dell'isola, e poi riparte. Un certo numero di forestieri si ferma però qualche tempo alla locanda, sedendo a mensa comune, per lo più pittori, i quali formano una società caratteristica e si vedono in ogni angolo occupati a disegnare ora una di quelle casuccie ridenti col suo pergolato, ora qualche roccia di forma bizzarra, ora un gruppo di alberi od una marina.
Non v'è cosa davvero più piacevole dell'aggirarsi per i colli, dell'arrampicarsi su per gli scogli, del vagabondare lungo la riva del mare, dove le onde mugghiano e si frangono senza posa. La tranquillità profonda, la vista dell'ampio golfo, delle amene sue rive, delle isole lontane, sono davvero incantevoli: si rimane lunghe ore seduti su di uno scoglio a contemplare gli effetti mirabili e sempre vari di luce sulle coste e sulla liquida pianura.
Voglio ora condurre il lettore attraverso l'isola, che io ho percorsa da un capo all'altro. Ci recheremo da prima dove sorgeva Capri, l'antica Capri, scomparsa da quando i Saraceni la distrussero. Colà, dove sorge la rupe scoscesa di Anacapri, stanno ancora, quasi fra i giardini, i ruderi dell'antica città e la piccola e vetusta chiesa di S. Costanzo, l'antica parrocchia dell'isola e sede del vescovo fin dal secolo X, Capri essendo stata innalzata a sede vescovile sotto la dipendenza dell'arcivescovo di Amalfi. Tale rimase lino al 1799; dopo di allora, la sede vescovile non venne più occupata e la chiesa venne ridotta a monastero, dipendente dall'arcivescovo di Sorrento. L'oratorio di S. Costanzo è piccolo, pesante, ed ha tutto l'aspetto di una chiesa di campagna. All'intorno si scorgono sotterranei e nella terra avanzi di antiche mura. Si rinvennero pure colà urne sepolcrali, bassorilievi, monete, e si scorge tuttora, in una vigna, un grande sarcofago di marmo, disotterrato da alcuni anni.
Del resto, le antichità scavate nell'isola, statue, bassorilievi, mosaici, urne ed avanzi di colonne, furono parte vendute dai contadini a vile prezzo, parte regalate a privati dagli ufficiali pubblici incaricati degli scavi, e parte ancora trafugate di nascosto. Molte ne portarono via gl'Inglesi, durante i tre anni che occuparono l'isola; pochi oggetti quindi giunsero al Museo di Napoli, loro sede naturale. In nessuna parte del mondo, io credo, si sia fatto tanto spreco di antichità quanto a Napoli.
Gli scavi e le scoperte fatte a Pompei furono quelle che richiamarono per la prima volta l'attenzione degli archeologi sull'isola di Capri. Il primo, per quanto io sappia, a praticarvi ricerche fu Luigi Gilardi da Ferrara, nel 1777, a cui tenne dietro Hadrava e, al principio di questo secolo, Giuseppe Romanelli; vennero quindi Giuseppe Maria Secondo ed il conte della Torre Rezzonico, i quali tutti pubblicarono scritti intorno all'isola. Nel 1830 venne incaricato Feola di compiere altri scavi e vi si trattenne molto tempo. Si scoprirono allora avanzi di antiche abitazioni e parecchie sculture dell'aurea epoca romana. Scarseggiando però la terra, gli agricoltori riempirono di bel nuovo gli scavi e ne disparvero le tracce sotto recenti piantagioni. Molti oggetti si trovano ancora nascosti e verranno certo un giorno in luce. Ciò che di tanto in tanto casualmente si scopre, sono le monete degl'imperatori e i frammenti di marmo. Nei pavimenti di Capri, nella pianura di Domecuta, presso Anacapri, si notano molti avanzi di marmi antichi ed anche, qua e là, si vedono adattati ad uso di soglie sulle porte delle case pezzi di marmo con avanzi d'iscrizioni diventate inintelligibili.
Molti marmi antichi vennero parimenti impiegati nelle fondazioni delle case e non vi è angolo dell'isola in cui non si scorgano memorie e resti dei tempi trascorsi.
Non molto lontano da S. Costanzo, vicino al mare, su di un'altura, sorgeva l'antica villa di Tiberio, detta oggi Palazzo al mare. Hadrava vi fece praticare scavi nel 1790, e nonostante la trovasse in gran parte devastata, vi fece però ancora scoperte importanti, fra cui due colonne di cipollino, due di portasanta, uno stupendo capitello corinzio, oggi esposto al Municipio di Napoli, due magnifici mosaici, passati in possesso l'uno di un Inglese e l'altro della contessa Woronzow, e finalmente un bell'altare di Cibele, che il cavaliere Hamilton acquistò pel Museo britannico. Ora il palazzo presenta l'aspetto di una distruzione completa. Gran parte delle mura rovinarono in mare, altre giacciono disperse sul pendio dell'altura che scende alla spiaggia; si possono scorgere però ancora le vestigia di un certo numero di sale circolari, avanzo forse del tempio della divinità alla quale era dedicata la villa, e sorge ancor oggi, fra tutte quelle rovine, l'avanzo di un fusto di colonna di granito rosso orientale.