Bella e pittoresca è la facciata della piccola chiesa di S. Maria della Catena, che risale al secolo XVI; il suo portico a tre archi, sostenuto ognuno da due colonne, è molto bello, e sopra di esso corre una fascia con arabeschi graziosissimi. Anche S. Maria Nuova possiede un simile portico. Potrei descrivere molte altre belle chiese, come quella dell'Olivella, ma ciò mi porterebbe in altri tempi, nei quali l'architettura non ebbe più un carattere deciso, poichè col secolo XV l'arco normanno andò in disuso, e lo sostituì l'arco a sesto tondo, sostenuto da gravi pilastri. Il mosaico artistico è scomparso, le pareti non sono più che sovraccariche di marmi di vario colore, disposti senza gusto: l'unico capolavoro di pittura di cui Palermo potesse essere orgogliosa, lo Spasimo di Raffaello, che si trovava in S. Maria dello Spasimo, è ora il principale ornamento del museo di Madrid.


SIRACUSA
(1855)


Siracusa.
(1855).

Il meraviglioso paesaggio siracusano mi apparve, la prima volta, mentre il sole volgeva al tramonto, illuminando il mar Ionio e la ricurva costiera fino ai monti d'Ibla, di quelle tinte calde che sono quasi un segreto e un prodigio del cielo siciliano.

Nessuna parola varrebbe ad esprimere le sensazioni che quella vista mi produsse io dirò soltanto che l'emozione che ne ebbi fu di molto superiore a quella che avevo provata sulla cima dell'Etna, di dove si scorgono tutta quanta l'isola, i tre mari che la recingono e, più lontano, le coste del continente italiano. La storia parla all'anima più che gli spettacoli della natura e l'uomo non vive che di memorie. Giunsi a Lentini (Leonzio), patria del sofista Gorgia, seguendo la via di Catania e passando dinanzi alla deserta penisola di Magnisi—l'antica Tapso—e per il porto Trogilo.

Tra queste località s'innalza, per sessantacinque metri circa sul livello del mare, un vasto altipiano, dalla forma triangolare, e col vertice segnato dalla vetta del monte Eurialo. Su questo altipiano sorgeva l'antica Siracusa che si prolungava fino all'isola di Ortigia, congiungendo questa alla terra ferma per mezzo di una diga.