Quasi nel centro dell'antica area della città sorge la villa del Ciantro Panisseri, al quale appartengono alcune antichità. Nei dintorni si mostra il cosiddetto oratorio di Falaride, cosa che non può mettersi in relazione con quel tiranno. Il piccolo edificio è di forma oblunga, con basi attiche e capitelli dorici ed è senza dubbio di origine romana. I monaci di S. Nicola lo hanno mutato in una cappella cristiana.
Nel piccolo museo del pittore Politi di Girgenti si trova il modello dell'Olimpion, secondo le indicazioni di Diodoro e dei moderni archeologi; esso dà una chiara idea dell'edificio, la cui grandezza per altro viene ad essere molto chiaramente dimostrata dall'estensione delle pareti che lo limitano. Però le colonne, non essendo state isolate, gli dovettero togliere la sveltezza e la bellezza che ha l'Olimpion di Selinunte, il più splendido fra i templi siciliani, appunto perchè le sue colonne sono isolate.
Come le mezze colonne o le colonne addossate alla parete nuocciano all'effetto dell'edificio, si può vedere oggi nella pomposa facciata di S. Pietro, le cui colonne doriche per poco sono inferiori di mole a quelle di Selinunte e di Agrigento.
Le proporzioni dell'Olimpion di Selinunte, che del pari non fu portato a completamento sono, secondo Serradifalco: lunghezza 425,2, larghezza 192,6 palmi. Diametro delle colonne circa 13 palmi, e un'altezza straordinaria di 68,2 palmi, 8 colonne di prospetto e 17 ai lati. Se si immagina un tale edificio perfettamente completo, non ve n'è nessuno che gli si possa paragonare.
Il tempio di Zeus in Olimpia era lungo solo 278 palmi, il tempio di Diana di Efeso 445, quello di Apollo di Didna 407, il tempio di Nettuno a Pesto 242 di lunghezza e 165 palmi di larghezza, il gran tempio di Edfu in Egitto era lungo 378.
Al disopra dell'Olimpion, verso ovest, sorge l'assai pittoresco resto del tempio di Castore e Polluce; chiamato così da Fazello e giacente in terra fino a poco tempo fa. Le quattro colonne principali col frontone sono state trovate da Serradifalco e Cavallari fra le macerie e felicemente rimesse in piedi. Sono doriche, scannellate e coperte di stucco bianco. Il tempio aveva 13 colonne in lunghezza e 6 in prospetto. Trovati i singoli pezzi di questo bell'edificio ridotto in rovina, si poterono mettere insieme in modo che fosse chiaro il carattere dell'insieme. Era policromo, e nell'architrave si vedono ancora dei resti di pittura. Il fregio è un lavoro molto grazioso, delle teste di leone sono poste nelle gronde.
Serradifalco ritiene il tempio greco senza dubbio, però con ristauro romano.
L'ultimo monumento della serie meridionale è verso ovest ed è il cosidetto tempio di Vulcano.
È l'unica cosa antica fra il Kamicus e le mura meridionali della città, giacchè nella città non si presenta più nulla d'antico, eccettuati i cosidetti resti del tempio di Zeus Polieus, sulle cui fondamenta è stata innalzata la chiesa di S. Maria dei Greci. Scendendovi con delle fiaccole, si vedono ancora alcuni gradini e pezzi di colonne doriche.
Però un tesoro raro contiene la cattedrale, un vistoso edificio sul Kamicus.