Vinni a spizzari ssi sonnura duci,

Di ssi biddizzi 'nciammari mi vosi,

Grapitimi ssi porti si su chiusi,

Quantu sentu l'oduri di li rosi.

Idda ccu li so' modi graziusi

Grapiu, mi contintau, mi detti cosi.

Si comprende come non sia difficile poetare con un idioma così incomparabile. L'ottava, e solamente una, è del resto più che sufficiente al cantore. Essa può contenere tutta la canzone o tutto il poema, essa è una canzone d'amore, una sentenza, un lamento, una serenata e tutto quello che si vuole. Il suo nome è canzuna come in Toscana, e talvolta anche strambotto o stornello, come si dice nell'Etna. La parola strambotto, che secondo il Tigri viene da strano motto, è assai antica; rimonta per lo meno al secolo XV. Lo strambotto è a buon diritto considerato come un'invenzione dei Siciliani, ed i Toscani solo più tardi ne hanno modificato la disposizione delle rime. La patria di questa ottava si rileva facilmente leggendo la raccolta del Vigo. Si confrontino difatti le ottave del Vigo con quelle della raccolta toscana dei Tigri e si vedrà che i Toscani si sono staccati dalle forme degli antichi trovatori siciliani. Mentre in Sicilia l'ottava è rimasta costantemente immutata, in Toscana non solo vi hanno apportata la modificazione cui ho già accennato, ma non hanno conservato neppure la disposizione delle rime dei primi sei versi. Spesso in Toscana anche gli ultimi due versi della sestina propriamente detta rimano tra loro, così che l'ottava finisce con due coppie di versi rimati.

Come in Toscana, così anche in Sicilia vi sono gli stornelli dei fiori e che i Toscani chiamano appunto stornelli. La raccolta del Tigri ne contiene una grande quantità ed alcuni così belli, così arguti e così poetici che non è possibile trovarne di simili in nessun altra lingua. Questa deliziosa forma di poesia popolare è diffusa, così come lo sono i fiori, per tutta l'Italia, ma la sua vera patria è in Toscana, nel giardino d'Italia. In Sicilia invece essa è meno prospera. Difatti nella raccolta del Vigo gli stornelli sono pochissimi e nessuno raggiunge il profumo e la grazia di quelli toscani.

Quando il Vigo si accinse a questa patriottica raccolta distribuì per tutta la Sicilia una circolare, nella quale erano così suddivisi gli argomenti che egli intendeva raccogliere.

1. Canti d'amore, d'odio, di disprezzo, di gelosia, d'abbandono, di lontananza, di nozze, ecc. 2. Ninne-nanne. 3. Indovinelli. 4. Fiori. 5. Canti funebri. 6. Canti sacri. 7. Canzoni di banditi, di vendette, di streghe e di guerra. 8. Canti popolari longobardi ed albanesi.