Separato a lungo per imperscrutabile volere della sorte, Euforione rivede, il giorno prima della festa, nello splendore degli abbigliamenti, la graziosa compagna d'infanzia, reduce da Roma. Al suo cospetto, si sente come confuso e resta perplesso; ma Ione, rievocando i dolci ricordi della fanciullezza e la vita agitata vissuta nel rimescolío della capitale del Lazio, ha come un senso di rimpianto per i giorni trascorsi insieme sulle sponde del Sarno e di disgusto per quelli passati fra i rumori della cosmopolitica città. E a poco a poco il cuore le s'intenerisce alla vista di chi l'è dinanzi nella tunica di schiavo, e così, impietosita, arriva fino a svelargli il segreto d'un sogno... Fra le rovine avvolgenti d'ogni intorno Pompei, mentre il mare si distendeva al di sotto come inviluppato in una densa caligine, Euforione le si presentava con due ali arcuate sulla spalla, invitandola a fuggire sui flutti ondeggianti... e lei, afferrata, fuggiva verso lidi lontani...
Oh potenza dell'amore precorritrice degli eventi! Chi avrebbe detto che Ione, già promessa sposa ad un ricco pompeiano sceltole dal padre, sarebbe stata invece la consorte invidiata d'un suo schiavo artista, solo per la suggestiva potenza dell'arte?
Così Amore e Psiche, le simboliche figure della seconda lampada, intrecciano i loro destini a quelli dei due amici, che l'impari sorte aveva diviso, e pei sentieri della speranza li avviano al conseguimento della pace e della felicità...
Anche i rosei anni della giovinezza voleranno via nella rapida corsa delle Ore, ma a conforto dei sogni e delle voluttà per sempre dileguate rimane l'Arte che vivifica la vita, apportando la luce rischiaratrice delle tenebre.
Euforione simboleggia appunto quest'arte che, inspirandosi ai quotidiani bisogni, solleva lo spirito alla contemplazione di un ideale più sereno, e lo ritempra alla tranquillità e alla calma necessaria al lavoro, dopo le ansie tormentose e gli ardori delle passioni giovanili. Così, quando i due coniugi avranno bevuto, fino all'ultima goccia, alla coppa dei piaceri, allora, nel tempietto delle pareti domestiche, l'uomo devoto al culto di Pallade Atena intesserà intorno al capo ancora carezzevole della compagna una ricca ghirlanda di artistici fiori, come prova del suo immenso amore e della sua anima libera e forte. E Ione sarà la sposa felice, cui l'Arte presenterà devotamente i suoi omaggi: dall'alto del suo piedistallo, ove salgono gl'incensi dell'adorazione e della glorificazione, guarderà beata chi per lei suda nel bronzo, ed allora gli sorriderà con aria di compiacenza, ammirando riflessa nel viso dei figliuoli l'immagine operosa di lui...
Il candelabro è per ispegnersi: già tre lampade non dànno più guizzi. Simbolo delle età dell'uomo, esso accenna all'ultima fase della vita. Dopo i sogni, le follie dell'amore, le intime e secrete soddisfazioni dell'arte, non resta che il soave conforto delle rimembranze. L'uomo si ripiega su sè stesso e rivolge indietro lo sguardo, desideroso di conoscere il proprio passato. Non più stimoli di passioni, non intemperanze, non lotte, non disinganni: tutto è equilibrio ed armonia, e la dea Eirene, la celestiale sorella di Tanato, vi aleggia sopra il suo mite soffio; poi subentra la morte e la vita serenamente finisce...
Euforione e Ione pagheranno anch'essi il loro tributo alla Natura: fra le carezze ed i trastulli vissero insieme gli anni innocenti dell'infanzia; separati dalla sorte, sentirono entrambi bruciare nei loro petti il fuoco dell'amore; accomunati dal medesimo destino in mezzo al lapillo crocchiante vomitato dal Vesuvio, voleranno verso lidi lontani, ove coi frutti dell'arte euforionea crescerà su una novella famiglia, allietata dalle allegre grida di bimbi vezzosi, finchè non tramonteranno come l'astro benefico del giorno, legando il loro nome all'ammirazione dei posteri...
Tale è nelle sue linee generali il poemetto del Gregorovius; un inno all'amore che nasce dall'arte e di arte si nutre e per cui dalla morte stessa balza fuori rigogliosa e sorridente la vita. Inquadrato in una bella cornice di descrizioni ed episodi, lumeggiato dai riflessi dell'ambiente pompeiano che penetra e colorisce ogni menomo particolare, irrigato da una copiosa vena di sentimentalismo che rinfresca e purifica le più riposte fibre del cuore umano, esso mi pare perfettamente riuscito. Si potrà forse obiettare che la vivezza ed il bagliore delle immagini rincorrentisi ad ogni passo conferiscano un non so che di ricercato o lezioso al soggetto, nocendo in parte alla sua semplicità ed eleganza; ma chi vorrà ciò pensare, fa mestieri ricordi che sempre e in ogni tempo la rievocazione di Pompei nella storia della sua grandezza e della sua rovina impennò le ali al pensiero, dette libero varco alla fantasia, sprigionò la favilla del genio, dischiuse tutto un tesoro d'immagini vaporose e iridescenti... E non è senza forte commozione che noi, assistendo allo svolgersi dell'idillio dei due giovani pompeiani, ora udiamo estasiati l'eco dei canti che risuonano lungo la via delle tombe, ora guardiamo esterrefatti il Vesuvio rigido e fiero, che vomita fiamme lingueggianti, ora contempliamo il lusso sfarzoso e gli artistici mosaici della casa di Arrio, ora infine proviamo come un brivido di morte dinanzi alla folla pazza di dolore, che fugge al mare in cerca di scampo, attraverso alle vie già mezzo sprofondate e coperte dalla cenere... E questa commozione, naturalmente, vien determinata in noi dal fatto che il colorito storico in Euphorion è ben mantenuto: Pompei rivive nelle sue abitudini e nelle sue costumanze, i personaggi sono mossi ed animati dallo spirito del tempo, la civiltà che vi freme dentro è proprio quella di allora.
Dove, forse, non si riesce a spiegare, o meglio a giustificare l'assunto del nostro poeta, è nelle lunghe e spesso astruse parlate ch'ei mette in bocca ai suoi personaggi. Che anzi — se non è troppo arrischiato il paragone — a me pare che qui l'autore arieggi la nota consuetudine dei poeti alessandrini, i quali nel corso delle loro opere si dilettavano d'introdurre delle questioni di ogni specie, per ricamarvi poi intorno una ricca e varia trama di considerazioni più o meno originali e bislacche e sfoggiarvi il lusso della propria erudizione.
In verità, sorprende non poco che un commerciante stia lì a discutere di arte e a manifestare con acume e profondità di argomentazioni i suoi pensieri al riguardo; così non sembra verosimile che uno schiavo, decoratore di muliebri gingilli e costruttore di candelabri, si allontani tanto dalla realtà cruda che lo investe per fissare da vicino un radioso miraggio di luce, e tanta commozione e tanto entusiasmo provi per l'arte sua manuale, da parlare di fiamma purificatrice, di forza che crea, di lavoro che redime...