Il giorno non era ancor bene uscito dalle tenebre ed io scorgevo qualche torre in rovina; una, snella ed alta, primeggiava sull'altre nei silenzi dell'alto. Dissi a Giuseppe che sarebbe stato conveniente andare in quella città, che mi pareva ragguardevole sotto ogni punto di vista e nella quale mi sorrideva la speranza di trovare un gelato. Ma Giuseppe, sorridendo, mi rispose:

— Quello che a voi sembra città, altro non è che un ammasso di rovine dei templi di Selinunte.

La vista di quelle rovine sulla sponda del mare, in una regione deserta, non ha l'eguale al mondo e là solo ho potuto sentire quel che significhino le parole rovine classiche. Si contemplino da presso o da lontano, quei ruderi dell'antica fastosità greca, vi avvolgono sempre di maraviglia e di rispetto quasi superstiziosi. Contornati da florida vegetazione, aventi in sè ancora una forma esteriore non priva di significato, sono estremamente pittorici: triglifi, metope, frantumi di fusti di colonne scannellate, capitelli dorici colossali, giacciono — nelle loro forme graziose — confusamente, sì come zolle di un campo arato; la prepotenza del tempo passò su d'essi, si accumulò da una parte e dall'altra confusamente, bizzarramente. Un certo ordine impera in qualche punto sotto il lavorio pervicace di quella diuturna distruzione; così le enormi colonne del tempio di Giove olimpico sono distese a terra sul posto ove sorgevano, al pari di membra infrante di gigante caduto nell'aspra battaglia; poche colonne sorgono ancora sulla propria base — come quelle note sotto il nome di Pileri dei giganti — e su esse ergesi dominando, regina di rovine, la deserta solennità della campagna.

La località dell'antica Selinunte, a ridosso di alturette nei pressi del mare, è indicata da due gruppi di quelle rovine. Quello di levante è costituito in maggior parte da un tempio diroccato; l'altro di ponente, dai ruderi della città, e nella sua compagine, pittorescamente disordinata, si vedono i resti di quattro templi. Camminando su quei massi, quegli architravi, quelle cornici, avvinghiati e quasi sepolti da sterpi, da piante florispine selvatiche, si turba la quiete delle serpi brune, uniche abitatrici di quel mondo morto.

Il Selinos, oggi Madinini, scende al mare fra questi due gruppi di rovine; la spiaggia è bassa, il fiume l'ha resa paludosa, e su entrambe le sponde non si vedono che stagni arsicci, cosparsi di erbe, di fiori azzurri e di molti gigli fragranti.

Sin dall'antichità più remota, le paludi formatisi attorno a Selinunte ammorbarono l'aria e diedero origine a pestilenze; così che Empedocle venne chiamato da Girgenti acciocchè si provasse a combattere tanta iattura, e si pretende che mediante molteplici canali scavati a traverso le paludi, fosse riuscito a redimere la città.

Non dirò dei templi di Selinunte, ma ricorderò che qui si rinvennero le famose metopi, ora nel museo di Palermo, che aiutarono tanto nello studio dell'arte antica. Non voglio dimenticare, anche, che lo storico Tommaso Fazello, il frate che diede alla luce nel XVI secolo la più recente storia di Sicilia, nacque nei pressi di Sicilia.

Nel rimanente d'Italia, si vede la vita moderna vicino alle rovine, come nella campagna romana; oppure si vedono, le une a fianco delle altre, rovine di epoche diverse. Quelle di Selinunte sono tutte del medesimo tempo, e attorno non hanno alta di vita; davanti si stende la deserta solitudine dell'orizzonte e del mare.

Camminando verso levante, giungemmo al fiume Belice, l'Hypso Potamos degli antichi, e, dopo alcune foreste di sugheri e spiagge di sabbia, toccammo Menfrici e da qui, per deserta pianura, ci fermammo a passare la notte a Sciacca (Thermae Selinuntiae), piccola città di 16.000 anime, con castello pittoresco, posta su di una collina in faccia al mare.

Dopo Sciacca si cammina per circa quattro miglia tedesche lungo la spiaggia, ora fra sassi e conchiglie, ora su terreni paludosi, ora seguendo il greto dei torrenti, alla ventura, senza strada battuta. Attraversammo un torrente, il Platani, l'antico Alico; sulle sue sponde pascolavano mandrie di buoi dalle lunghe corna, i quali, come ebbi agio di constatare, sono di pelame rosso — i veri buoi di Elio — mentre nel continente sono di candido pelame. I mandriani — di miserabile e rozzo aspetto — stavano a cavallo, come quelli della campagna romana e delle paludi Pontine.