Dopo aver lasciato la spiaggia del mare, ci inoltrammo in una regione di colline disabitate, coltivate a grano: non un villaggio! L'abbandono più completo! Non rammento di aver mai visto paese più deserto...
Nell'uscire da alcuni cespugli fui colpito dalla vista di uno stagno disseccato, piano e candido come neve.
Finalmente arrivammo a Montallegro, dopo avere cavalcato per ventiquattro miglia italiane. Montallegro non corrispondeva con il nome, alla sua povertà e allo squallore suo: circondato da campagna arida, su cui allignavano poche viti intisichite e radi olivi, avrebbe meglio meritato il nome di Montristo.
Poichè si soffriva penuria d'acqua, da un secolo il villaggio era sceso dall'alto del monte; però si scorgono ancora due aggruppamenti di case vicini l'uno all'altro: l'antico in alto, con le sue vie, le sue case in piedi ma disabitate, quasi mummia di villaggio; il moderno, ai piedi del monte stesso, pressochè deserto e, come il primo, squallido squallido.
Le case sono costituite di roccia calcarea, grigia, triste. In questi pressi sorgeva un dì Kolikos, l'antica città di Heraclea Minoa che ricordava il nome di Minosse; quando questo re venne in Sicilia per perseguitarvi Dedalo e fu ucciso dalla figlia del re Corato, i Cretesi, venuti con lui, identificarono Minoa. Poche grotte e qualche sepolcro scavati nella roccia, sono gli ultimi resti della antichissima città.
Da Montallegro, per squallide contrade, sotto la molestia del sole cocente, giungemmo a Siculiana, cupo paesello, su un monte arido, in cui non crescono, tra l'asprezza delle rocce, che cactus pungenti. Qui è grande la miseria degli abitanti...
In tutti questi paraggi, le donne portano una specie di scialle nero o bianco, a guisa di mantiglia, che rialzano sul capo, e gli uomini, berretti alti a punta, pure neri e bianchi. Da per tutto è odore di zolfo e, qua e là, si vedono solfatare fumiganti. Di fronte a Siculiana, anticamente, sorgeva Anedra e si trova dopo una catena di piccole colline, di natura vulcanica e che contengono tutte, più o meno, del zolfo.
La notte era intanto sopraggiunta e noi cavalcavamo in quella sterminata solitudine al chiarore stupendo di luna, non udendo altro rumore fuorchè lo strido degli uccelli notturni e il mugghiare lamentoso del mare a cui ci avvicinavamo a poco a poco.
Giungemmo, così, a Molo di Girgenti, piccolo porto lungi tre miglia circa da Agrigento, e la notte era profonda allorchè entrammo nell'antica Akraga, la patria di Empedocle, ora la meschina città di Girgenti.
All'incerta luce delle stelle tutta quella solitudine assumeva un aspetto classico e malinconico e, allorchè, al mattino, fui alle porte della città, vidi un paesaggio di poco inferiore ai campi di Siracusa per grandezza e solennità di stile.