Eravamo nell'antica Agrigento, e m'è forza, per soddisfare ad una promessa, dire brevemente di questa formosa vetusta città e dei suoi monumenti.
Essa giace in una pianura incassata scendente al mare, distante oltre tre miglia, e circondata da colline sassose e di aspetto imponente. Due fiumi corrono ad oriente ed occidente di questa pianura: l'Akraga e l'Hypoa, denominati oggi rispettivamente S. Biagio e Drago. Questi circoscrivevano da due parti il perimetro della città e si congiungevano a' piedi delle mura di questa a mezzogiorno; qui il secondo perdeva il nome e scendeva al mare riunendo le sue acque con quelle del primo.
La pianta dell'antica Agrigento si presentava come un triangolo irregolare, fiancheggiato dai due fiumi, con la base verso nord, appoggiata contro due colline: il Kamiko, per cui trovasi con Girgenti e la Minerva. Questa era la città propriamente detta, a cui si accostavano i sobborghi, Neopoli (città nuova), come la denomina Plutarco, la quale si allargava sotto il Kamiko occupando quasi tutta l'altura.
Le alture naturali ed un dedalo di gole e di fossati, costituivano le difese della città, e ancora oggi ne sono visibili le vestigia a levante ed a mezzogiorno.
Ponendosi dove sorgevano le mura a sud, nel centro di quella serie di templi divisi, dei quali sono giunte sino a noi alcune reliquie, si ha davanti una costa di grandiosa e malinconica bellezza, della quale è meglio tacere piuttosto che tentare la descrizione con parole.
La pianura scende al mare e offre, nel suo aspetto solenne e deserto, un paesaggio di forme severe che doveva trovarsi in completa armonia con la grandezza monumentale dei templi dorici.
Tutto vi è grandioso: l'orizzonte ampio, il mare vasto, calde vi sono le tinte e la terra arida ci indica la prossimità dell'Africa; l'unica vegetazione che qui si scorga è quella malinconica degli olivi.
All'ingiro — ove s'ergevano templi, ove ancora posano centinaia di tombe, di loculi, di grotte — sorgono qua e là tronchi di colonne e il suolo è coperto di avanzi di architravi colossali e di triglifi; tutto vi chiama alla contemplazione, all'ammirazione, e chi non si sente commosso a quella vista, vuol dire che non nutre nessun amore per l'antica Grecia, e non sa apprezzare la splendida civiltà di questa.
Non è possibile considerare una città distrutta o parlare dei suoi monumenti senza prima ricordarne le vicende. Perciò io voglio anzitutto dare un cenno della storia dell'antica Agrigento nella speranza che il lettore di queste pagine sia indotto a fermarsi in questa città di fama mondiale e di completare quanto io accenno semplicemente. Vi sono inoltre nella vita di Agrigento una folla di grandi figure, il cui nome è sulle labbra di tutti, in quanto questa città fu una delle principali fra le città elleniche, e se non così potente come Siracusa, fu però ricca in non minore misura di felici e spirituali qualità.
Anche prima dei Greci era già un centro importante dei Sicani. Il suo re Kokalus aveva, secondo il racconto di Diodoro, ospitato Dedalo fuggiasco e questi costruì per lui sul Kamiko una rocca alla quale si poteva accedere solamente per una tortuosa via artificiale.