— Vado in pellegrinaggio a fare espiazione dei miei peccati di critico!

La verità era ch’egli aveva già precedentemente ed in silenzio disposto tale viaggio per raggiungere a Parigi una signora forestiera della quale era molto preso e da cui s’era appena diviso con l’intesa di ritrovarsi all’estero; per ciò appunto aveva facilmente acconsentito alla pacifica composizione della vertenza capitatagli così di traverso sul punto di partire.

— E adesso chi mi scriverà le riviste teatrali? — domandava con aria desolata il commendator Corradi.

In realtà, per quanto egli poco si curasse di ciò nel suo giornale, affogato com’era sino al collo nel mare magnum della politica e della finanza, pure la successione di Santo Stefano nella rubrica teatri lo imbarazzava molto. Questo giornalista era un abile uomo che avea saputo sfruttare largamente il proprio giornale, facendone l’organo ascoltato ed autorevole delle combinazioni politiche e bancarie meglio destinate al successo. E poichè aveva capito che il valore commerciabile del suo giornale stava in proporzione del credito e dell’autorità che godeva presso il pubblico, nessuno era più vigile di lui nella scelta dei singoli redattori, nell’impedire che, all’infuori del traffico in grande di sua privativa, il menomo mercimonio venisse praticato nelle sue colonne. Perciò faceva posto assai volentieri a dei giornalisti dilettanti, di valore però, al di sopra di ogni sospetto come Santo Stefano; perciò l’abbandono da parte di costui di una rubrica che la prodigalità degli artisti, pur di soddisfare la loro sete di lodi, rendeva assai delicata, lo mise in quel momento in imbarazzo e gli fece venire in fine l’ispirazione di offrire a Torreforte la successione del critico in partenza.

Torreforte dapprima rise a quella proposta; ma, come l’altro insisteva con la migliore serietà del mondo, egli mise avanti candidamente il non possumus della propria incompetenza in materia. Ma non servì a nulla! Il commendatore teneva alla sua idea e ci s’era ostinato; gli altri s’univano a lui, approvando la scelta, incitandolo ad accettare — Santo Stefano più di tutti, con la sua aria finemente ironica che non lasciava capire mai quando parlasse sul serio o quando dicesse per burla. Più Torreforte si schermiva, più gli altri insistevano. Gli avea detto il commendatore:

— Col vostro talento nulla vi può riuscire difficile!

Gli avea detto Santo Stefano, guardando la cantante con intenzione:

— Andiamo, vedrai come ti ci farai subito la mano!

Quanto alla sua amica, ella non gli avea detto nulla in proposito, essendo troppo interessata nella quistione perchè le fosse permesso d’interloquire, ma lo avea guardato con tali occhi, con tale persuasivo sorriso, che in verità non avrebbe potuto essere più eloquente.

Infine, egli stesso non avrebbe saputo dir bene come si fosse lasciato determinare, ma s’era sentito così circuito e incalzato e, nel momento particolare d’abbandono che attraversava, si era trovato talmente disarmato di fronte a sè stesso, ch’egli avea finito con l’accettare quella proposta di cui un momento avanti avea sorriso, come si sorride di certe assurde ed inammissibili cose.