Tale propizio atteggiamento interiore determinava in lui un particolare impulso di simpatia verso la cantante, una forte corrente di ammirazione sentimentale che s’allargava via via, per reazione, come più in presenza di lei lo pungevano la vergogna ed il rimorso di essere stato così ingiusto e stupidamente cattivo a suo riguardo.

Ella, appena le riuscì d’appartarsi un momento dagli altri, gli disse attirandolo nel vano d’una finestra:

— Perchè volevate darmi la pena e il rimorso di essere stata io a spingervi a un tal passo?

E Torreforte rispose, con un calore assolutamente sincero poichè in quel momento egli sarebbe tornato deliberatamente a fare ciò che aveva fatto la sera innanzi, e senza pentirsene dopo:

— Perchè le ingiustizie mi rivoltano in generale, e se poi toccano una persona che mi è cara come voi, mi mettono addirittura fuori di me!

A tavola, ella lo fece sedere alla propria destra e si voltava tutti i momenti dalla sua parte, trovando sempre qualche cosa da dirgli, guardandolo lungamente, sorridendogli.... Col buon vento in poppa di quegli sguardi e di quei sorrisi, Torreforte navigava sempre più a gonfie vele nella dolcezza dello speciale momento psicologico che attraversava. Il vedersi apertamente l’oggetto dell’attenzione e del favore di lei sotto gli occhi di quegli uomini che erano tutti, più o meno, dei don Giovanni di professione e chissà che cosa avrebbero dato per trovarsi al posto di lui, solleticava piacevolissimamente il suo amor proprio, disarmava la sua rigidezza.

Pensava che ci sarebbe stato tempo poi a riprendersi, a rientrare nella sua prudente attitudine di riserbo, e intanto s’abbandonava adagio adagio, quasi insensibilmente, sul pendìo fiorito del sentimento. Era come una leggera ubriacatura di cui egli si rendeva ben conto, senza allarmarsene però, sicuro che all’indomani sarebbe sfumata, e attraverso la quale ella gli appariva più seducente e desiderabile che mai.

Ma v’era dippiù. Adesso egli sentiva che non soltanto quella donna era fatta per essere desiderata, ma anche per essere molto amata. L’interesse ch’ella avea preso per lui, l’impegno con cui s’era adoperata per evitargli di battersi a cagion di lei, anche a costo di tirarsi dietro dei commenti calunniosi, non potevano deporre meglio in favore della sua sensibilità, della delicata bontà dell’anima sua. Perchè non convenirne con sè stesso dal momento che non concepiva la possibilità di qualsiasi transazione? Se le loro strade non fossero state così diversamente tracciate, se fosse stato possibile a lui deviare dalla propria, non sentirsi spinto irresistibilmente innanzi dalla coscienza del suo sacro dovere e della responsabilità che gl’incombeva, certo egli avrebbe potuto innamorarsi seriamente di quella donna! Appunto perchè si stimava troppo corazzato contro qualunque tentazione e qualunque pericolo, egli smetteva di vigilarsi per un poco in quell’eccezionale quarto d’ora di abbandono, e si spingeva volentieri fino a secondare il delicato armeggio sentimentale della cantante, ricambiando i suoi lunghi sguardi, i suoi sorrisi eloquenti, tutte le classiche tradizioni infine di un flirt bene avviato.

Gli altri prendevano la loro parte di spettatori come meglio potevano, ma chi se ne disimpegnava con maggior successo era ancora Santo Stefano il quale aveva indovinato nell’attitudine della prima donna un’intenzione di fare particolarmente dispetto a lui. Egli si salvava sostenendo inesauribilmente le spese della conversazione, obbligando all’attenzione, alle risposte, al riso, coloro che volevano appartarsene. Poi, alle frutta, come se obbedisse all’ispirazione d’un capriccio improvviso, annunziò che sarebbe partito il giorno appresso per l’estero e che sarebbe stato assente due o tre mesi.

Fu un coro di esclamazioni e di inchieste; ognuno voleva sapere come mai quella determinazione fosse stata presa così da un momento all’altro, e perchè partisse, e dove andasse. Allora Santo Stefano spiegò, inchinandosi davanti alla cantante con una grazia cavalleresca di cui l’ironia sottile non isfuggì a lei.