Ma alla prima donna ciò non era giovato a nulla; il lungo travaglio del parto era stato realmente disastroso per lei e le avea addirittura devastato la voce. Talchè la sera che ella riapparve sul palcoscenico del Massimo, dopo tanta attesa, fu una enorme delusione pel pubblico e quasi un fiasco per lei, tanto più umiliante, quanto meglio gli spettatori aveano mostrato di esser disposti in suo favore, applaudendola interminabilmente al primo vederla in iscena. Ella pareva quasi sul punto d’impazzirne! Però, non pensava neppure lontanamente ad arrendersi; credeva in buona fede d’essere stata vittima di un improvviso abbassamento di voce, fors’anche delle solite cabale di palcoscenico, e non anelava che ad una rivincita solenne, strepitosa. Un agente teatrale che formava una grande compagnia lirica per l’estero, le offerse di scritturarla: ella accettò con gioia. A Torreforte, che rimaneva a fare?... Lasciarla andar via sola, abbandonando il suo nome in balìa di lei, perchè ella ne facesse qualunque scempio?... Si decise dunque a seguirla!


D’allora, la sua esistenza, non era stata che una corsa ininterrotta, vertiginosa verso la rovina finale. Era come se un vortice lo trascinasse, senza resistenza possibile, nella caduta; egli aveva talmente questa sensazione spaventevole, che se avesse dovuto ritessere per raccontarla ad altri tutta la triste trama del suo povero dramma, mentre si sarebbe a lungo indugiato per illustrarne il corso dal principio sin’allora, da quel punto in poi non avrebbe saputo trovare che poche, sintetiche frasi per dire il resto. S’era messo a seguire la moglie rassegnatamente, di teatro in teatro. Il termometro del successo calava ogni giorno dippiù, e quindi era incominciata per loro la parabola umiliante attraverso i piccoli teatri di provincia, la vergognosa caccia all’applauso, la corte ai giornalisti, le lunghe ed inutili attese nelle anticamere delle agenzie — un supplizio senza nome per Torreforte, tutto il rosario di miserie della sua degradante parte di marito della prima donna!... Quand’anche avesse trovato in sè la forza d’energia necessaria per arrestarsi su quella china, egli non si sarebbe sentito il coraggio di usarla contro di lei, tanto ella gli faceva pietà in fondo, trascinata com’era da un vero soffio di follìa, invasa ad ogni nuovo insuccesso da un delirio di disperazione e di furore. Per tal modo, si abbandonava passivamente alla sua sorte, lasciando ad ogni stazione del crudele calvario gli ultimi resti di forza volitiva e di fierezza....

Finalmente, quel martirio aveva dovuto trovar termine, perch’ella era stata costretta a riconoscere, malgrado ogni disperata illusione in contrario, che bisognava abbandonare il teatro. Però, non voleva e non poteva rinunziare del tutto all’arte sua: forzata ad uscirne dalla porta, aveva imaginato di rientrarci per la finestra adoperando i propri talenti musicali nell’aprire una scuola di canto. Un nuovo avvilimento, anche peggiore, era incominciato per Torreforte. Degli estranei aveano invaso la sua casa, vi portavano in giro a tutti i momenti le loro faccie sconosciute ed insolenti per lui; qualche giovanotto elegante s’era sentito nascere, per via delle forme giunoniche dell’ex-prima donna, delle improvvise disposizioni pel canto, e s’era inscritto alla nuova scuola. Tra gli altri, Santo Stefano, ricomparso ad un tratto sull’orizzonte, figurava in prima linea. Egli s’era fatto cordialmente perdonare i propri torti con un apologetico medaglione della diva in ritiro, pubblicato su di un giornale a proposito della sua scuola, solleticando la vanità di lei in tutti i modi, ed era divenuto uno degli allievi più assidui....

E Torreforte aveva accettato anche questo, non sapendo opporsi più a nulla, adagiandosi supinamente nell’abisso scavatosi.... Tutto, tutto egli avea subìto, impotente a ribellarsi, come un ebete; aveva vuotato l’orribile calice della sua miseria sino alla feccia, sino a quel giorno in cui aveva sentito di toccarne l’ultimo fondo!... Egli era rientrato a casa sua improvvisamente. Attraversando l’anticamera, avea riconosciuto il cappello e la mazza di Santo Stefano, ma dalla stanza del pianoforte nessuna voce, nessun suono veniva: la porta n’era chiusa di dentro, e ai suoi picchi nessuno rispondeva.... Allora, una collera cieca, spaventevole, l’avea invaso, un bisogno imperioso, delirante, di travolgere anche loro nella catastrofe che lo atterrava, ed era corso di là, ad armarsi di una rivoltella!... Ma non era stata che una vampata; un immenso abbandono, una disperata calma, lo aveano vinto a poco, a poco, gli aveano mostrato l’inutilità di un delitto che solo sarebbe servito a renderlo più miserabile di prima, aumentando l’orrore ch’egli ispirava a sè stesso. Perchè poi — egli pensava — l’avrebbe uccisa?... Era assurdo pretendere ch’ella fosse diversa di così, più stimabile oggi di ieri, del giorno in cui, non riuscendogli per la calcolata resistenza di lei di farsene un’amante, l’avea innalzata al grado di moglie!... No, meglio valeva finirla altrimenti, sotto le ruote del primo treno incontrato lungo un binario di ferrovia!... E se n’era andato chetamente, lentamente, con le spalle curve, senza badare ad asciugarsi le lacrime che gli inondavano il viso....

TEMPESTA STORNATA.

I.

Ella gliel’avea detto, una volta, alzando minacciosamente la mano, con la testina eretta e gli occhi che le scintillavano di collera e d’audacia:

— Bada!... Sono stanca di vivere così! Non è permesso togliere una ragazza dalla quiete della propria famiglia dove è adorata, attaccarla a sè per tutta l’esistenza, e poi dimenticarsene, vivere come se lei non ci fosse, non rilevarne neppure la presenza!...

Il commendatore Marelli l’aveva guardata un momento, sorpreso di vederla a quel modo, lei così mite, così timida, che non levava mai la voce, che si contentava per tutta protesta di starsene sempre muta e di portare attorno per la casa un viso lungo e triste, quasi le fosse morta la madre il giorno avanti. Ma poi, aveva scrollato un pochino le spalle, senza risponderle.... Gli avanzava proprio tempo per badare a sua moglie, adesso che la lotta al Municipio era nel più bello e l’amministrazione cominciava a tentennare sotto i colpi vigorosi dell’opposizione di cui egli era l’anima!... Infine, qual’era la sua colpa, poichè s’erano sbagliati reciprocamente sul conto loro e non si erano compresi bene in principio, mentre erano ancora a tempo per non fare il passo che adesso rimpiangevano tutti e due? Ella, nel sentirlo tanto giovane ed ardente, malgrado non fosse più un ragazzo, con quella voce calda e la testa piena d’espressione e d’energia, con qualche cosa d’appassionato e d’irruento in ogni suo gesto, in ogni sua parola, aveva creduto che sarebbe stato lo stesso con lei anche dopo, che le avrebbe recitata eternamente alle gonnelle la parte, affatto d’occasione, d’innamorato geloso e cocente, come se non avesse avuto mai da far altro. Quanto a lui, vedendola tanto docile, semplice e quasi sottomessa, s’era illuso di prendersi in casa una compagna seria e discreta, capace di comprendere dove egli voleva arrivare e di secondarlo all’occorrenza.... E invece, s’era trovato accanto una donnina romantica, tutta malinconie e sentimentalismi, ch’era scoppiata a piangere dirottamente, dopo un mese di matrimonio, un giorno in cui, dovendo uscire di fretta, egli avea dimenticato di baciarla!... La colpa era del destino che li avea voluti legare l’uno all’altra, mentre non erano fatti per intendersi e per vivere insieme. Ma egli non sapeva che farci!... Non era un ambizioso volgare, uno di quelli che agiscono isolatamente, per raggiungere uno scopo personale: le ambizioni di questo genere, grandi o piccine, si possono sacrificare per amore di una persona cara, quando ne va di mezzo il benessere e la pace della propria famiglia. Ma in lui c’era invece il temperamento di un uomo politico nel senso più elevato della parola, di un uomo dì partito, con delle idee da far trionfare, creato apposta per la lotta, e che, una volta impegnatovi, non può più uscirne: un vero leader!... Non era stato torse Marco Minghetti in persona a dirglielo, quel giorno che Marelli era andato a visitarlo in seguito alla crisi che avea condotto per la prima volta la Sinistra al potere, dopo una lunga conversazione, trattenendolo ancora per dieci minuti sul pianerottolo della scala?...