Insomma, era una vera congiura contro i fermi propositi, le paure, gli scrupoli, di lei, quasi che tutti si fossero dati l’intesa per farla cadere: suo marito che aveva smarrito addirittura il cervello con quella elezione e pareva ci godesse a vedersi il lupo girare per la casa attorno all’agnellina spaventata; il marchese senatore che aveva ad ogni momento delle cose di grande importanza da comunicare e mandava sempre suo figlio, spesso mentre Marelli era fuori....
Il giovanotto non le faceva una corte dichiarata, non aveva l’aria di porle l’assedio, anzi si manteneva in attitudine di delicato riserbo. Ma era assai peggio. In fondo, ella era una donnina seria e giudiziosa: se avesse compreso di trovarsi dinanzi un seduttore di mestiere, non si sarebbe scaldata la testa nè il cuore, e avrebbe indovinato subito il giuoco, sventandolo sin dal bel principio. Invece, Toralta non si mostrava con lei nè intraprendente, nè ardito, si contentava di circondarla a poco a poco, con un crescendo appassionato di tenerezza, di affetto, di muta e soave adorazione — una rete fitta, resistente, intricatissima di seduzione, nella quale ella cominciava a non potersi dibattere più, ma dove lui pel primo restava impigliato, preso sul serio, sino alla punta dei capelli, di quella creatura fine e sottile come la stessa fragilità fatta persona, e così sincera, così appassionata, così diversa da tutte le altre!... E il loro idillio filava, filava, con una rapidità vertiginosa, sotto gli occhi stessi del marito che sembrava impaziente di affrettarne la catastrofe, tanto moltiplicava loro, nel suo accecamento, le occasioni di stare insieme e di bruciarsi reciprocamente le ali alla fiamma che li struggeva l’uno per l’altra, poveri ragazzi!...
La catastrofe giunse infine, una sera, proprio la sera in cui Marelli posava ufficialmente la sua candidatura in seno all’Associazione Costituzionale. Il commendatore faceva anzi il suo ingresso solenne tra una folla imponente di elettori, in compagnia dei marchese Toralta padre, giusto nel momento stesso in cui Toralta figlio entrava nel salottino di sua moglie. La grande sala illuminata senza risparmio, dove le voci si levavano da ogni parte confusamente, avrebbe fatto un curioso contrasto col silenzio dell’angusto salotto di casa Marelli, di cui la seducente penombra avvolgeva i due giovani seduti sul medesimo divano, vicini vicini, senza dirsi nulla, vibrando sotto la muta carezza degli occhi desiosi, e con le mani che si cercavano e s’allacciavano strettamente, per sciogliersi, per unirsi ancora.... Frattanto, all’Associazione Costituzionale Marelli cominciava a parlare dal banco della presidenza, trinciando l’aria col gesto largo e rapido che gli era particolare: “Quando a Roma, Marco Minghetti mi diceva....„ — E come se lo avesse udito e avesse atteso da lui la battuta, Stefano Toralta usciva nel medesimo momento da quel suo mutismo che durava da un pezzo e metteva fuori anche lui la propria eloquenza, la terribile eloquenza di certe frasi spezzate e senza nesso, un profluvio di parole che gli salivano alle labbra impetuosamente e spesso vi morivano, soffocate dal desiderio, soffocate dall’emozione.... — Il candidato levava ad un dato punto la voce, salendo gradatamente di tono come vedeva l’attenzione con cui l’ascoltavano e l’effetto che il suo discorso produceva. Nei passi più salienti, l’eco sonora della sala si svegliava sussultando.... “Il paese ne è stanco oramai, ed è a noi che domanda di liberarlo da un tale giogo!...„ — Con proporzione inversa, il giovanotto invece smorzava la sua voce, nella turbante penombra del salottino, mentre s’impossessava di tutte e due le braccia della Marelli, cingendosene la vita, mormorandole proprio sulla bocca delle cose che si sentivano appena: “Virginia.... Adorata mia!„...
Il discorso del commendatore finiva; degli applausi scoppiavano fragorosamente, delle grida di bene, di evviva; delle mani si tendevano a lui da ogni parte: un vero trionfo, che egli assaporava colla bocca schiusa e gli occhi umidi, rifinito dall’emozione, beato.... E intanto, a casa sua, l’altro trionfava anche lui!...
II.
La dolce amica, mentre si godevano in pace la loro parte di paradiso, aveva sentito mordersi il cuore dal presentimento di qualche brutta sorpresa che doveva capitare loro addosso, una volta o l’altra, perchè si volevano troppo bene, perchè erano troppo felici così, e la felicità non dura mai a lungo! Stefano Toralta non credeva ai presentimenti delle donne, e rideva.... Invece, era proprio il cuore che le parlava, povera creatura!
Un giorno, Marelli era partito di buon’ora per un giro elettorale nelle campagne, e sua moglie non avea mancato di avvisarne l’altro. Senonchè, il commendatore, per un impedimento sorto improvvisamente, aveva dovuto rimandare il giro incominciato ed avea preso il primo treno di ritorno, rientrando a casa sua mentre non era punto atteso.... Nel solito salotto, Toralta se ne stava sdraiato sul tappeto, col capo abbandonato sopra le ginocchia dell’amica, portandosi ogni momento le mani di lei alle labbra e dicendole tante piccole cose inconcludenti e soavissime..... Ad un tratto, ella era balzata in piedi spaventata, accennandogli di tacere con un gesto di terrore, e tendendo avidamente l’orecchio.... S’era udito un rumore di passi dietro l’uscio che comunicava con lo studio del marito, e l’imposta avea scricchiolato un poco, come per una lieve pressione dal di dentro; poi, silenzio! Allora, ella avea preso il suo coraggio a due mani, avea aperto l’uscio ed era passata nello studio.... Marelli era là, pallidissimo, con degli occhi stralunati e le mani tremanti, ma calmo in apparenza, che consultava delle carte e si sforzava, di sorridere.... Come avea trovato ella la forza per domandargli da quanto tempo fosse rientrato, e perchè fosse ritornato così presto in luogo dell’ora tarda annunziata prima?... Egli avea spiegato il contrattempo capitatogli a metà strada, e poi avea chiesto, con semplicità, ma evitando di guardarla:
— Hai gente di là?... Ah, Stefano!... Adesso vengo a salutarlo.
Ed erano entrati assieme nel salotto, lei dietro, trascinandosi a stento, pazza di terrore, Marelli colla solita cierai, il passo sicuro, tendendo da lontano la mano al giovinotto che s’aggiustava nervosamente con la sua il colletto della camicia. Quindi, poichè nessuno parlava, egli s’era messo a raccontare di nuovo, profusamente, il caso occorsogli, terminando col dire che degli affari lo chiamavano fuori e proponendo a Stefano Toralta di accompagnarlo. Questi s’era levato senz’altro, col viso serio, credendo di comprendere, pronto ad una spiegazione.... Invece nulla, nè una volta fuori del salotto, nè già in istrada, nè per tutto il tempo che camminarono insieme, sino al palazzo della Prefettura dove Marelli era salito, lasciandolo con una forte stretta di mano!... La sera, Toralta avea trovato modo d’aver notizie dell’amica: nulla neppure con lei, il solito contegno di prima, con la semplice variante che adesso le rivolgeva la parola il meno possibile. E così, tra l’estrema sorpresa e lo stupore d’entrambi, era stato il giorno appresso e gli altri giorni seguenti, come se proprio egli ignorasse tutto, mentre, al contrario, era facile accorgersi da cento segni che avea scoperto ogni cosa, che non voleva mostrarlo e credeva in buona fede di riuscirci.
Per prudenza, Stefano Toralta aveva diradato, ma non interrotto affatto le proprie visite, limitandosi ad andare in casa Marelli soltanto in compagnia di suo padre. In compenso, cercavano adesso d’incontrarsi fuori più spesso, e aveano stabilito tra loro un’assidua corrispondenza. Ella, nelle sue lettere, si accaniva contro il marito che era divenuto un vero soggetto di odio per lei, poichè era costretta a temerlo nel tempo stesso che lo disprezzava. “È un vigliacco — gli scriveva — un vigliacco che finge d’ignorare, perchè ha paura di te!„ — Allora, egli prendeva le difese di Marelli; le rispondeva: “No, povero amore, tu gli fai torto ingiustamente accusando di vigliaccheria un uomo che s’è battuto parecchie volte per motivi di nessun valore, che ha passato degli anni in sala d’armi ed esercitandosi al bersaglio, mentre sa, comprendi? — sa dalla mia bocca medesima come io sia appena capace di tenere in mano la spada o la sciabola, e punto poi la pistola. Se tace per ora, è che più forte del suo risentimento, più forte della sua collera, la quale in altro momento sarebbe scoppiata subito, con una violenza spaventevole, più forte di tutto è adesso in lui la sua folle ambizione politica, il pensiero di quest’elezione che rappresenta il sogno di tutta la sua vita! Un duello, uno scandalo nel momento attuale, coi giornaletti — libelli che pullulano e vanno facendo bassamente arma di tutto, potrebbe essergli fatale e compromettere ogni cosa. È perciò ch’egli trova adesso la forza di frenarsi: c’è dell’eroismo in questo, dato il suo carattere. Ma ad elezione compiuta, qualunque sia il risultato, sta’ pur sicura che si ricorderà e vorrà regolare la partita, rifacendosi ad usura del tempo lasciato trascorrere così!„ — E soggiungeva malinconicamente: “Di me non mi preoccupo; non sono un eroe; però, allorchè mi trovo nel giuoco ho del sangue freddo quanto ce ne vuole, e non guardo mai a quel che rischio. Ma è per te, anima mia, che ho paura, è per te, cara creatura adorata, che mi struggo adesso nell’ansia!...„