L’amico della moglie si mostrava più giusto verso il marito, che non la moglie stessa. Lo sforzo che, infatti, Marelli avea imposto a sè stesso, aveva addirittura qualche cosa d’eroico. Era un uomo orgogliosissimo, violento, incapace di sopportare in silenzio la più piccola offesa: eppure, la passione che lo dominava avea trionfato anche della sua stessa natura! Le conseguenze di uno scandalo alla vigilia dell’elezione lo facevano tremare, non soltanto per l’effetto morale che potevano produrre, ma ancora per un altro calcolo, la cui bassezza sfuggiva a lui medesimo, invaso com’era dall’idea di non appartenere più a sè stesso, ma bensì al partito ed ai principii che rappresentava. Delle violenze, un duello con Toralta, significavano in quel momento, date la forza e l’autorità di suo padre nel partito, alienarsi l’appoggio più solido e sicuro!... Così, egli non rinunziava alla vendetta, ma la rimandava a più tardi, consolandosi nell’attesa coll’immaginarla più completa e raffinata. Ciò che gli era costato orribilmente era stato il frenarsi subito; poi, una volta dominato il primo impeto, impostasi quella linea di condotta, l’avea seguita coraggiosamente, sostenuto dalla convinzione che nè l’uno nè l’altra sospettassero d’essere stati scoperti, deciso di andare così sino all’ultimo, a qualunque prezzo!

Data una simile singolarissima situazione, ne veniva che i due ripigliavano audacia, tornavano ad abbandonarsi come prima alla passione che li dominava. L’idea della fuga, messa avanti da Toralta per scrupolo di gentiluomo che non vuol sottrarsi alla propria responsabilità, non era stata accettata dall’amica, troppo timida e debole per prendere un tal partito. Quindi, entrambi stavano ad aspettare con stoico animo la catastrofe, e intanto s’affrettavano a cogliere avidamente, febbrilmente, l’attimo che fuggiva, col cupo ardore di quelli che non vedono il domani innanzi a loro.

III.

La data fatale, così attesa e così temuta, giunse alla fine! La giornata elettorale era incominciata con buoni auspicî per Marelli, ma poi, le sorti della battaglia erano mutate ad un tratto, e in ultimo, la votazione in città era riuscita disastrosa per lui. Però, s’aspettavano nella serata i risultati dei circondarî, i quali potevano spostare ogni cosa. Stefano Toralta era rimasto vicino al candidato quasi tutto il giorno, e quando alla sera Marelli, non reggendo più allo sforzo di nascondere agli altri l’emozione che lo vinceva, l’ansia divorante e scomposta che lo rodeva, aveva voluto lasciar tutti e andarsene a casa ad aspettare i risultati della votazione fuori città, il giovanotto aveva dichiarato bravamente di tenergli compagnia, per essere vicino all’amata in quei momenti terribili. L’altro l’avea lasciato fare, quasi passivamente, e s’erano installati nel consueto salotto, tanto pieno di ricordi, dove stava per isvolgersi l’ultima scena del dramma.... I dispacci dai circondarî giungevano uno dopo l’altro, aggravando, in luogo di migliorarla, la posizione del candidato, portandosi via, a brano a brano, il suo coraggio e le sue speranze, gettandolo in preda ad un avvilimento profondo e schiacciante. La lugubre sfilata era durata sin oltre la mezzanotte: alla fine, il computo totale s’era chiuso con una differenza di trecentoquaranta voti tra Marelli e l’eletto della minoranza!... Allora, egli si lasciò cadere sopra una sedia come instupidito, col capo nascosto tra le braccia....

Rimase così un pezzo; poi, si scosse e cominciò a girare lentamente per la stanza lo sguardo spento e trasognato.... Improvvisamente, gli occhi di lui si fermarono, lampeggiando, sopra sua moglie e Toralta, che attendevano seduti accanto, muti, immobili, col cuore in sussulto.... Adesso, gli leggevano chiaramente sul volto i segni dell’uragano che si levava in lui, ricordando, la marea del furore che montava, intorbidandogli lo sguardo, facendogli serrare le mascelle.... E ad un tratto, avevano osservato una fiamma viva che gli passava negli occhi, e quindi lo avevano visto scattare in piedi, avviarsi verso di loro, cupo, risoluto, coi pugni contratti.... Un minuto orribile!... Toralta s’era levato egli pure, pallidissimo, ma calmo e pronto a tutto!... Però, l’altro, al momento in cui si trovavano quasi faccia a faccia, gli aveva voltato le spalle e s’era messo a passeggiare concitatamente per la stanza.... Si capiva che la riflessione era sopraggiunta, temperando il primo bollore del sangue, e che egli voleva ora risolvere tra sè quale fosse il miglior partito da prendere, se avesse dovuto rimandare all’indomani una spiegazione con lui e principiare intanto dalla moglie, appena fossero rimasti soli.... La situazione diveniva penosissimamente difficile per Toralta; per darsi un contegno, egli aveva preso il giornale della sera, uscito tardissimo coi risultati approssimativi delle elezioni, e avea fatto mostra di leggere, guardando invece di sottecchi la sua povera amica, ridotta all’estremo delle proprie forze, che incominciava ad abbandonarsi adagio sul divano, cogli occhi semispenti e il respiro affannoso.... Per infonderle del coraggio, per confortarla col suo esempio, si mise a leggere davvero, con voce forte e sicura.... Gli occhi, così a caso, gli erano capitati sopra un telegramma dalla provincia, che diceva: “Mentre gli elettori votano quasi unanimemente per l’onorevole Sinibaldi, i medici dichiarano disperato il suo stato. Prevedesi con dolorosa certezza che domani l’illustre uomo sarà proclamato primo eletto e che, a poche ore di distanza, il seggio da lui occupato resterà vacante.„ Aveva appena letto le ultime parole, che Marelli s’era accostato a lui rapidamente, strappandogli quasi di mano il giornale.... Credendo ad uno scoppio di collera, ad una brusca provocazione, che risolvesse alla fine quella situazione insostenibile, Stefano Toralta era balzato in piedi.... Marelli, viceversa, si metteva a sedere, cercando avidamente sul giornale la notizia di cui aveva ascoltato la lettura, divenuto ad un tratto tutt’altro uomo, cogli occhi scintillanti, ma di un diverso fuoco, le labbra tremanti, ma non più di collera, ripreso nuovamente dalla sua terribile febbre, dalla sua malsana ambizione, distratto ancora una volta, dinanzi alla prospettiva d’una rivincita sotto mano e quasi certa, dalla cura del proprio onore, dal bisogno furioso di vendicarlo che lo avea assalito un istante prima! E come Toralta lo fissava attonitamente, non riuscendo a comprendere sul momento, egli s’impossessò del braccio di lui, agitandogli davanti il giornale spiegato:

— Ma io mi ripresento nel terzo collegio, capite?... E questa volta sono certo della vittoria, perchè è quello il mio collegio naturale, è là che ho una vera e solida base! Però, bisogna muoversi, trovarsi pronto a raccogliere l’eredità prima d’ogni altro.... Vado a telegrafare che domani sarò tra loro!... — Quindi, ripigliando la propria parte nella mostruosa commedia che recitava da un mese e mezzo: — Mi aspettate un minuto, caro Stefano?... Mi vesto in un baleno, e andremo insieme.

Toralta e l’amica, rimasti soli, s’erano guardati allora un momento negli occhi attoniti, tuttavia sotto l’emozione violenta di quella scena, non rinvenendo ancora dallo stupore senza misura che la inaspettata soluzione avea loro procurato. Poi, egli se l’era presa tra le braccia, stringendosi forte contro il petto la piccola testa soave ch’ella gli abbandonava con una grazia di bambina spaventata, cercando con le sue le povere labbra fredde e smorte di lei, e accarezzandole adagio i capelli, con infinita tenerezza:

— È una dilazione insperata; ma di cui ci farà pagare gl’interessi alla scadenza. Lo conosco, io!... Ogni giorno che passa, è tanto odio che gli si accumula nel cuore contro di me.... Che importa?... Intanto, abbiamo ancora due o tre mesi di dolcezze avanti a noi!...

LA FINE DI DON GIOVANNI.

I.