Il vero segreto però della sua fortuna con le donne stava in quel sordo istinto di gelosia che le pungeva al pensiero di tutte le altre che egli aveva dovuto vedere e possedere nel suo lungo viaggio: toscane, piemontesi, romane, e persino francesi, e persino austriache! Le tormentava l’idea ch’egli dovesse inevitabilmente paragonarle a quelle altre, che dovesse sprezzarle, o per lo meno non curarsene. Il sentimento della loro inferiorità le rodeva senza posa, fiaccava le loro boriuzze di piccole provinciali e gliele rendeva umili e sottomesse come tante agnelle. Intorno a lui era una gara accanita a chi potesse attirarselo meglio per fargli scordare la loro inferiorità e compensarnelo a furia di sorrisi, di occhiate, di adulazioni — e spesso con qualche cosa dippiù. Gli dicevano, con la voce calda:

— Ce le avete sempre negli occhi le vostre forestiere, che non guardate più le donne del vostro paese?

Don Rocco rideva:

— Lo conoscete il proverbio? Femmine e buoi dei paesi tuoi! — Ed era come se facesse la grazia!...

Così, poco dopo il suo ritorno, col pretesto che voleva sentirgli raccontare i viaggi famosi, gli era caduta tra le braccia la moglie dell’ex-sindaco. Dopo, era stata la moglie del pretore, in seguito la moglie del medico, e quindi la sorella vedova del cavaliere Nardi, il collezionista di antichità: una vera strage!

Ma quelle eleganti conquiste non bastavano ad alterare le sue tendenze e i suoi gusti in fatto di donne. In fondo, malgrado le sue raffinatezze di uomo che ha girato il mondo, o poco meno, egli riproduceva in amore gl’istinti di tutti i maschi della sua casa, dei minuscoli feudatari abituati a non uscir mai dalle loro terre, con degli appetiti solidi e facili, dediti alle libere e sane mescolanze nella libera e sana campagna. Per lui, anzi, la visione di eleganza e di lusso femminile che le grandi città gli aveano lasciato negli occhi, costituiva una ragione dippiù di fargli preferire, per reazione, alle goffe e pretensiose signore del paese, le schiette e semplici bellezze dei campi. Eppoi, ognuno ha il proprio destino, e il suo, certo, voleva così, ch’egli si fosse dopo un pezzo stancato dei successi cittadini per mettersi a rinnovare gli allori delle rustiche avventure paterne, e che alla fine posasse gli occhi sopra la moglie di massaro Nunzio Candioto, una stupenda creatura, bruna e forte, la quale giusto, un po’ per paura del marito, un po’ per amore del suo ragazzo, non voleva saperne.

Don Rocco ci s’era messo di lena, perchè a simili resistenze egli non era abituato, e quella cristianuccia gli piaceva meglio di tutte le signorone di Vallestretta riunite insieme. Infine, colei cedette, e il barone ne parve preso talmente che si scordò della sua prudenza solita.

Così, accadde che massaro Nunzio cominciò a sentirsi prudere qualche cosa in testa e, una notte che avea detto di restarsene alla masseria del padrone, se ne venne invece in paese e andò a bussare a casa sua.... Bussa, bussa, bussa!... Nessuno rispondeva! — Finalmente, dovettero aprirgli, visto che altrimenti avrebbe atterrato l’uscio, e come egli si cacciava in casa, con la carabina in mano e gli occhi spiritati che lucevano nel buio, il barone Zarchi cercava di sgattajolarsela non visto....

— Ah, cane! — e giù una fucilata addosso.

Intanto, qualche finestra s’era aperta, qualche coraggioso s’era messo davanti alla porta, a rischio di buscarsi una palla per isbaglio. Don Rocco, che non era stato colpito, si mise a correre, sempre inseguito dall’altro, con la carabina spianata, che mirava alla nuca. Una seconda palla non lo colpì neppure; poi, appena vide l’uscio del suo barbiere ch’era aperto, vi si cacciò chiudendolo sul muso dell’inseguitore, il quale gridava come un dannato e pretendeva sul serio che il barone venisse fuori per dargli il gusto di lasciarsi scannare.... Le guardie se lo presero così, con la faccia contro l’uscio del barbiere, che levava i santi ad uno ad uno dalla croce perchè il barone non voleva uscire!