E in seguito, poichè vedeva che a tali parole ella si rasserenava e sorrideva, solleticata dalla lieta prospettiva, egli continuava a ripeterle:

— Ah, se non ci fosse quel cappio da forca di tuo marito!...

Il guaio fu che un giorno giunse dal reclusorio di Palermo la notizia che Nunzio Candioto era morto davvero, quando gli restavano soltanto diciotto mesi di condanna da espiare!

La vedova corse subito, vestita di nero, dal barone, e gli si buttò tra le braccia, col petto gonfio e gli occhi pieni di lacrime, ripetendo tra i singhiozzi:

— Ora la potete compire la vostra opera santa!

Don Rocco non si smarrì:

— Va bene, va bene! Ho promesso e manterrò!

Intanto, bisognava lasciar passare il lutto di rispetto, per salvare le convenienze. Ma scorso l’anno del lutto, non si parlava ancora di matrimonio. Don Rocco ogni tanto, senza che l’altra gli dicesse nulla, usciva a ripetere:

— Va bene, va bene! Ho promesso e manterrò!

Però, non manteneva mai; quindi cominciarono le prime proteste, i primi rimproveri, dapprima velati e deboli, poi mano mano, incalzanti ed aperti. Infine, poichè passava già il secondo anno dalla morte del marito e non si concludeva nulla, ella gli fece una scena violenta che andò a finire poi in un grande scoppio di pianto. Don Rocco se la prese tra le braccia, sorridendo ed asciugandole gli occhi con certi colpettini di fazzoletto che parevano buffetti: