— Mi stimi dunque tanto poco?! — le diceva. — Sono un galantuomo e il mio dovere lo farò sino all’ultimo! Ma voglio godermi la mia bella libertà ancora un poco, prima d’incatenarmi per tutta la vita! Che male c’è?... Hai paura che ti scappi?

In tal modo, egli incominciò ad allontanarsi da lei e a correre un’altra volta la cavallina, col pretesto che voleva divertirsi ancora un poco, prima d’abbandonare la bella vita di scapolo.

La vedova lo lasciava fare, rassegnata, ma sicura che un giorno o l’altro si sarebbe deciso a finirla e a pagare il suo debito.

— Mai vi stancate, cattivo soggetto?! — gli diceva tutte le volte che il barone andava a trovarla e le snocciolava le sue eterne promesse.

Infatti, egli non si stancava mai, come se fosse fatto d’acciaio o il demonio della lussuria gli fustigasse continuamente le reni, e seguitava a correre dietro a questa ed a quella, senza un pensiero degli anni e dei figli sparsi di qua e di là, tutti che mangiavano il pane di lui lavorando nelle sue terre e gli davano del vostra eccellenza, quando s’imbattevano in lui.

Soleva dire il mulattiere che stava di sotto al palazzo Zarchi, con un sospiro di comica invidia:

— Ah, se avessi i suoi muli!...

Sua moglie gli dava sulla voce, furiosamente, perchè appunto vagheggiava per la loro creatura uno di quei figli naturali di don Rocco; e sperava che il barone avrebbe messo fuori la dote. Ma il mulattiere non si stancava di ripetere la sua grossa facezia, mentre strigliava le proprie bestie sotto i balconi del barone, sopratutto pel gusto di vedersi chiudere la finestra in faccia dalla maestra che abitava dirimpetto. La maestra — una milanese mandata da poco ad insegnare a Vallestretta — era la nuova passione di don Rocco, una vera passione che gli faceva perdere persino il sonno e l’appetito. Ella lo trasportava al tempo felice della sua giovinezza, gli riaccendeva nello spirito la magica visione di quel mondo di eleganza, di bellezza e di seduzione femminili del quale gli occhi di lui s’erano avidamente pasciuti durante il suo pellegrinaggio per le più grandi città d’Italia, tanti anni avanti; gli ridestava i suoi desideri, il suo vecchio sogno di avere, tutta per sè però, essendone amato, una di quelle creature privilegiate di laggiù, così ricche di grazia e di attrattive nel vestirsi, nel muoversi, nel parlare, al confronto di cui le donne di Vallestretta lo facevano sorridere di pietà!...

Ma quella era una donna fina e piena d’esperienza, che si sentiva tanto sale nel cervello da mettersi dieci Zarchi in tasca. Perciò, aveva tenuto sodo e avea dichiarato senz’altro: O matrimonio o niente!

III.