DAÌRA
No…. Per me non vo' che insozzi
L'infamia il nome tuo!… Costoro, vivi
Solo per te, doman su bronzi e marmi
Incideran l'orrenda storia; e gli uomini
Delle più tarde età ripeteranno:
Che un bruto fu, chi tra i mortali ergeva
Come un Nume la fronte!—Il mio destino
Compier, deh, lascia…. perchè il tuo si compia!
Te solo al mondo io amo, e della vita
T'amo ben più;… sicchè per te potrei
Ogni angoscia soffrir, fuor del rimorso
D'averti tolta la tua gloria.
(a Afraisab)
Ah, corri,
Corri alla reggia, Afraïsab, e grida:
«Mentì Nabuco, il re, la sua follìa!
Fra voi ritorna il domator del mondo!
A terra!… A terra!»
NABUCO
(ad Afraisab, che fa per allontanarsi)
Fèrmati!
(a Daìra, piegando un ginocchio dinnanzi a lei e allacciandole la persona colle braccia)
Divino
E debol corpo di fanciulla, lascia
Ch'io fra le braccia ora ti stringa, come
Divoto un'ara d'alabastro!
(pausa—poi Nabuco si alza—conduce Daìra al proscenio)