E la mia fede
Sacra.

ZALA

No…. infame!… Poichè infame è quella
Che un figlio giura, del padre obliando
Le lagrime e la morte!

ARG.

Io non dovea
Forse giurarla; ma giurarla volli,
E, sacra o infame, la terrò.

ZALA

Stoltezza!
Satrapo di Nabuco esser non puoi
Tu, che suo re nascesti; e, re, è tuo dritto
Stringer fedi e dissolverle.—Ma spense
Adunque in te della lascivia il fango
Ogni scintilla di memoria?—Sei
Tu mio fratello?…—Fu una carne istessa
Quella che ci creò?—Perchè non io
All'armi nacqui e tu ai femminei vezzi?

(additando il trono)

Ah,… guarda…. là!—L'ultima volta il padre
Noi là vedemmo; noi, bimbi tremanti
Colle catene ai polsi!… Ei rantolava
Nell'agonia suprema, e si torceva,
Pallido come pario marmo, gli occhi
Sbarrando intorno!… E, dall'aperta gola,
Colava il sangue! Il suo prezioso sangue!…
Il sangue nostro!…—Giù colava a fiotti;
Giù, sovra il petto; giù, sui fregi d'oro;
Giù, sulle gemme, come rosso serpe;
E dilagava a terra, ove vincea
Il color delle porpore!—Ah, potessi
Viva evocar l'abbominevol scena!
Far che nell'aria risonasse ancora
Quel rantolo! E, dal suolo, ove alla figlia
D'un carnefice suo tu ti inginocchi,
Raccôr potessi di quel sangue un grumo
Per gettartelo in volto!

(Acclamazioni in lontananza)