Ch'ei muoja!
NABUCO
No…. soltanto i forti atterra
Nabuco!… Ch'egli viva.
JER.
E più feroce
Così sei tu,… chè men peggior la morte
È del vivere schiavi, e vecchi, e ciechi!
NABUCO
Chi sei?
JER.
Jeroboàm, figlio d'Elia,
Degli Esseni di Kyriat.¹
¹ Kyriat Sefor (la città dei libri) mutò il nome in quello di Debir, non meno significante, perchè vuol dire «seggio della parola e dell'oracolo.»—La si chiamava Città dei libri, fin dall'epoca di Giosuè.—Un passo del Talmud dice: «Vuoi fare acquisto di sapere? Va presso i dottori del mezzodì» cioè in quel paese, che sta al sud di Gerusalemme ed è limitato a levante dal lago Asfaltide, e fu per la Giudea quel che l'Attica per la Grecia e la Toscana per l'Italia.—Ivi abitavano gli Esseni, che incarnavano il tipo migliore dei migliori repubblicani d'ogni tempo, perchè amanti della libertà, odiatori dell'accentramento e dell'ipocrisia, miti e forti. Filone nel suo libro «Ogni uomo probo è libero» dice, che si chiamavano Esseni o Essei da una voce siriaca, che vale pio, santo, benigno, o parla a lungo della loro abilità medica, della loro longevità in causa del vivere temperato e operoso, delle facoltà profetiche che venivan loro attribuite, della loro morale, che condannava la schiavitù obbligandoli a servirsi l'un l'altro, ad esser proclivi al perdono, e poggiava sulla triplice base: l'amor di Dio, della virtù e degli uomini.—Il Talmud parla pure d'una scienza segreta degli Esseni, per meritare d'esser iniziati alla quale, condizione precipua era di saper vincere l'ira.—Il volgo credeva che deducessero l'avvenire dai sogni.—Non priva di fondamento è l'opinione che Gesù Cristo facesse parte di questa nobilissima setta. Conferma appieno questa opinione il modo allegorico, figurato (e quasi sempre con figure desunte dalla vita campestre) che Cristo ha comune cogli Esseni; i quali, com'egli ripete tante volte, solevan dire: «I precetti fanno il corpo della Scrittura, l'allegoria lo spirito.»—Gli Esseni prendevan parte alla vita pubblica, poichè essi non eran asceti, ma uomini che accoppiavano il pensiero all'azione.—Flavio e lo stesso Alessandro Severo tessono le loro lodi per l'invincibile coraggio che mostrarono nell'opporsi all'invasione romana; dice il Benamozegh, Storia degli Esseni (Firenze 1865): «Patirono il ferro, il fuoco e la mutilazione dei membri e la morte stessa, senza che una sola lagrima venisse a implorare la pietà del carnefice.»