Oh! umani eventi! oh! frivole
Parvenze d'un istante!
Perchè dunque ci esagita
Questa febbre incessante?
Perchè dunque sussistono
Il sepolcro e la culla?
Perchè mai tanto fremito
Se tutto attende il Nulla?
Perchè?… Perchè lo struggere
E il crëar son la vita;
Perchè la noja è l'unica
Larva da noi fuggita;
Perchè questa è l'armonica
Legge dell'universo;
Perchè senz'essa il cérebro
Non mi darebbe un verso!
Milano, 2 ottobre 1875.
IN MORTE DI EMILIO PRAGA[1]
Egli visse sognando e sogna ancora
Chiuso per sempre in questa negra bara;
Sogna il tripudio della nuova aurora
E il fior, che per il maggio si prepara.
Quand'ei moveva per le nostre vie
Parlava sempre del supremo giorno,
Ed un nembo di canti e d'armonie
Al grosso capo gli aleggiava intorno.
E poi che il guardo umano invan s'attenta
Di legger della Morte nei misteri,
Ei rafforzava la pupilla lenta,
Oppur tarpava il volo ai suoi pensieri.
E, spaventato dal fatal problema,
Triste amatore d'un'estasi arcana,
Cantava a sè medesimo un pöema
Inebbrïando la sua forma umana!
Or, ditemi, fu in lui colpa o sventura
Questo dispregio dei nostri costumi?
Dobbiamo noi su questa sepoltura
Rammentar la sua vita o i suoi volumi?
È vero!…. È vero!…. Ei calpestò un affetto,
Che men compianta potea far sua vita!….
È vero!…. È vero!…. Al domestico tetto
Per lui la mensa fu di duol condita!….