Sull'aureo tripode—parea dormire,
Poichè le belliche—tube eran mute,
Nè più all'Oracolo—chiedevan l'ire
Senno e virtude.
Nojata e gelida—la Pitonessa
Sonar nel tempio—non intendea
Che d'una vecchia—la voce fessa
Cui, sorda, Igea
Degli anni all'ónere—curva lasciava,
O qualche timida—prece d'amore
Che su virginee—labbra mandava
L'ansia del cuore.—
Tebe era mutola;—tacea Corinto;
Messene, esangue,—nelle sue mura
Chiudeva un popolo—per sempre vinto
Dalla sciagura.
Brandían gli Ellenii—zappe e bipenni!
Di illustri ceneri—piene eran l'urne,
E le Olimpiadi—venian solenni
E taciturne
A baciar l'ampie—fronti dei saggi…
Ma, in fondo ai bigî—tempi, un fulgore
Brillava… ed erano—gli accesi raggi
Di Atene in fiore.
A TAIDE
Taide, il mondo è un'accolita
Di sciocchi e di bricconi;
A poche menti garbano
Le libere canzoni;
Gli sciocchi non camminano
Che coi piedi degli altri,
E l'armi degli scaltri
Son frasi e ipocrisia.
Il labbro, che ti predica
L'azzurro e la morale,
Beve, nell'ombra, al lurido
Nappo del baccanale;
Le donne oneste mostrano
Nudo ai teatri il seno
E chiameranno osceno
Questo povero canto!
In custodia ridicola
Ognun stringe la sposa….
E volge all'altrui talamo
La mente desïosa;
Mille impotenti giovani
Sparlan dell'altrui donne….
E delle proprie nonne
Si fanno i paladini!