Pensa che ai pochi giovani,
Che vedon l'ardua meta,
Il ben d'un raro plauso
I grami giorni allieta….
E che il maggior cordoglio
Che contristi i gagliardi
È di sentirsi mettere
Col volgo dei codardi.

[1] Questi versi vennero già pubblicati in risposta ad una poesia del signor Ghislanzoni, dallo stesso titolo, nella quale l'egregio umorista avea preso a far la satira di certi sedicenti innovatori letterarii. Più die a rispondere al signor Ghislanzoni, questi versi intendevano a metter in chiaro la differenza che passa fra costoro e quelli che operano con vero ingegno.

[2] Emilio Praga.

[3] Due splendide liriche di Arrigo Boito.

[4] Il Ghislanzoni fu il primo che incoraggiò l'ingegno di Praga. Quando questi pubblicò la sua Tavolozza, l'eminente critico, parlandone in un giornale cittadino, dava principio al suo articolo colle seguenti parole: "Finalmente, abbiamo un poeta."

[5] L'Inno a Satana, di Giosuè Carducci.

LIRICHE

PREFAZIONE AI MIEI VERSI

Esser pöeti è legger nei futuri
Giorni; è spaziar nel cielo delle indagini
Condannate dai timidi cervelli;
Esser pöeti o sentirsi maturi
Quando nel sangue bollono i vent'anmi;
È ridere di tutto, esser ribelli
Alla gloria e agli affanni.

Esser pöeti è librarsi giganti
Sull'universo e, in sè raccolti, vivere
Animati da incognita scintilla;
È accogliere del par sorrisi e pianti,
Inni e bestemmie, rantoli e vagiti;
È scrutar con impavida pupilla
I misteri infiniti;