Ed è un teschio giallognolo e pulito
Siccome d'un nodar la pergamena,
Ed ha la nuca dal profilo ardito
E guarda in giù con un'occhiaja appena.

………………………….. ………………………….. ………………………….. …………………………..

È il mattino.—Sull'erba verde e folta
Scintillano le gocce di rugiada,
E il ritornello da lontan s'ascolta
D'un villano che passa sulla strada.

La Natura e il Lavoro!—E poi?—La testa
Poggiar sul cornicione d'una chiesa,
Coi passeri che intorno le fan festa
O col becco alle vuote orbite offesa!

E contemplare i proprii stinchi ignudi
In una nicchia, messi insieme a mille,
O (peggio ancora) un pöeta che sudi,
E cerchi un verso alzando le pupille…

Ei colla vita di cento persone,
(Che visser forse ognuna settant'anni)
Farà dieci quartine o una canzone.
Che l'udito ai viventi o strazii, o inganni!…

Poveri morti, perdonate!—Tutti
Amor vi concepì; tutti una madre
E un padre aveste; e amaste; e foste tutti
Sposo, figlio, fratello, amico o padre…

Per una strofa che dalla matita
Mi cade, voi viveste, ahimè, tant'anni!
Un sol mio verso è costato una vita!…
E una mia rima chissà quanti affanni?

Castelleone, agosto 1874.

A UNA DONNA INTELLIGENTE