Deh!… Se una pia memoria
E un fervido entusiasmo,
Possono ancora emergere
Dall'umano mïasmo,
Lascia ch'io possa volgerti
Quell'arcana parola
Che sa dire chi soffre e che consola.

Sorridi ancora!… Passano
I secoli e le genti,
E le plebi, al barbaglio
Degli empi pläudenti,
Tu non merchi gli applausi,
Ma sul tuo franco viso
Ami serbar l'impavido sorriso,

O modesto filosofo,
Spesse volte affamato,
Io mi faccio una gloria
Di camminarti allato!
O dolce amico, insegnami
A vivere securo
Sotto l'usbergo del sentirmi puro!

Agosto 1875.

LA CHIESETTA DEI MORTI

(A GIULIO CORSARI)

L'ho vista la chiesuola; essa è perduta
In mezzo ai campi come un eremita;
Ed è deserta, solitaria e muta,
Qual chi studia il problema della vita.

O teschi, o tibie, o stinchi ammonticchiati,
Macerie umane, chi vi mosse in terra?
Insiem congiunti come v'han chiamati?
Bécero, Truffaldino o Fortinguerra?

Sotto una rozza lapide sconnessa
Dorme il vecchio curato del villaggio;
Egli almen cogli offizii e colla messa
Il nome a questa età lasciò in retaggio!

Ma un teschio, posto là, sul cornicione
Con cent'altri, ridendo, par che esclami:
"Bel profitto davver, se le persone
"Deggion dir ti chiamavi e non ti chiami!"