E intorno, intorno, un susurro s'udia
Confuso e fioco, come il suon lontano
D'un'arpa, cui chiedesse un'armonia
Un'aërëa mano.

Era un canto di grazie; era un concento
Che nel vespro nebbioso si perdea;
Le foglie e i fior caduti, a cento, a cento
Lo ripetean.—Dicea:

"Ave, o Signor, che ci desti la vita,
"Che loto ed aria quaggiù ci mettesti!
"Possente Iddio, la tua bontà infinita
"Fa che si manifesti!…

"Possente Iddio, ci manda un po' di piova!
"Possente Iddio, ci manda un po' di neve!
"E tien lungi l'April, che in forma nova,
"Aimè, mutar si deve!

"Deh!… Tien lungi l'Aprile!… Ave, o Signore!
"Noi siamo lieti della nostra sorte…
"L'April tien lungi, chè mutarci in fiore
"Vuol dir darci la morte!"

Milano, giugno 1875.

A FULVIO FULGONIO

O modesto filosofo,
Che giunto a quarant'anni,
Fra l'incessante turbine
Di miserie e d'affanni,
Vivi solingo e povero,
E nel tuo cor securo
Sotto l'usbergo del sentirti puro,

Di' qual è dunque il tramite
Che al sepolcro conduce
E cui conforta il raggio
D'inestinguibil luce?
Dimmi, come si vincono
Queste umane tempeste,
Che fan le genti o torve, o tristi, o meste?

Verso la tomba scendere
Io ti contemplo, o amico,
Come l'ombra di Socrate,
Il grande savio antico;
Tu pure d'ogni infamia,
Con bocca altera e muta,
Bevesti in questo mondo la cicuta!