Sento l'acre profumo
Dell'erbe e delle piante
E, sull'umido dumo,
La verde cavalletta saltellante.
Poi, quando il giorno estremo
Degli erranti miei giorni,
Col comando supremo
Vorrà che in vermi il corpo mio ritorni,
Io cercherò una sponda
Giallastra e desolata,
Ove si franga l'onda
D'una glauca marina sconfinata
Là poserò le spalle
Sull'arena minuta,
Che, come eterna valle.
Verso un fondo nebbioso andrà perduta;
Rammenterô le storie
Della mia giovinezza;
Rivivrò di memorie,
Di pianto, di speranza e d'allegrezza;
Ed atomo piccino
Dinanzi alla Natura
E dinanzi al Destino,
Coll'unghie mi farò una sepoltura,
Guarderò i cieli azzurri,
Il mar pieno d'incanti,
Di calme e di susurri,
E i pulviscoli in aria roteanti.
Là morirò tranquillo
Dagli uomini lontano…
E, forse, fatto brillo
Dall'agonia, colla tremula mano.
Sovra la sabbia ardente,
Pensando all'universo,
Traccierò sorridente,
O dolce amico mio, l'ultimo verso.