Io penserò alle notti,
Che passai con me stesso;
Agli studii interrotti
Per meditar della lampa al riflesso;
Io penserò alle sere,
Che, coi pochi diletti,
Confusi le preghiere
Per l'Arte, per il Vero e per gli affetti.
Allora, stanco anch'io
Dei furbi e dei cretini,
Mi sentirò il desìo,
Il santo ardor di più vasti confini!
Stringerò nella mano
Un nodoso bastone,
E me ne andrò lontano
Un balsamo a cercar, l'oblivïone…
Andrò verso l'Oriente,
Col sole sulla fronte,
Guardando avidamente
La linea circolar dell'orizzonte.
E bacierò le siepi
E i fiori per la via,
E cercherò i presèpi
Ove deporre la stanchezza mia.
E scenderò, pensando,
Alle vaste marine;
E vedrò, palpitando,
Gli splendidi tramonti e le mattine.
Ritroverò la vita
Nell'immensa natura;
E la gioja infinita
Del creato empirà la crëatura…
Parmi d'aver dinanti
Le romite vallate;
Le strade biancheggianti
Ove la fine polve arde in estate;
Odo stillar le fonti
Dallo spungoso tufo
E, la sera, fra i monti,
Stridere il grillo ed ululare il gufo.