Fu la sua voce armonica
Che il nuovo dogma apprese;
Fu per sua man che sursero
E metropoli e chiese;
E dissero i miracoli
Di sue glorie passate,
Le aguglie, le navate,
I pöemi e gli altar.
Pur, colle glorie, l'orgia
Fatal non iscordava;
E il giorno che un Pontefice
La volle far sua schiava,
L'Arte, la bella indomita,
Volse le spalle al tristo,
E fea ritorno a Cristo
Per piangere e pregar.
Un'invincibil nausea
Le saliva alla bocca,
Chè l'andazzo del secolo
La fea torva e barocca;
Eran grottesche immagini
Di frati, angioli e santi
Con manti svolazzanti
E iperbolici pel;
Erano idee rachitiche
Cinte di gonfie vesti;
Sparía la pura linea
Sotto i fregi funesti;
E nei giardini mistici
Della latina scuola
Il puzzo di Lojola
Isterilia gli stel.
E Sanzio, e Michelangelo
Non eran polve ancora
Quand'ella in Francia e in Anglia
Vide la prima aurora;
E, mentre di Giansenio
La pura man guidava,
Fremeva e palpitava
D'Amleto col cantor.
Poscia amò i nèi, la cipria,
Le satire mordenti;
Chiamò gli Enciclopedici
In sale aurate e olenti;
E, per fuggir degli Arcadi
L'inesorabil belo,
Della Germania al Cielo
Cercò sorti miglior.
Ma sulla strada un pallido
Giovinetto severo
La soffermò, dicendole:
"Io mi chiamo Pensiero.
"Il mondo mi perseguita;
"Io gli grido che l'amo;
"Ma son povero e gramo,
"E non mi vuole udir!
"Tu sei leggiadra, e gli uomini
"Aman le cose belle;
"Or ben, di' lor che il raggio
"Io scrutai delle stelle,
"Che la pena ed il premio
"Impartirò a chi tocca;
"Per la tua rosea bocca
"Io mi farò capir!…"
L'Arte e il Pensier si amarono.
Ella porse al Pensiero
Le gioje che sollevano;
Egli le apprese il vero.
Ma l'Arte, esperta e provvida,
Recò al novello tetto
Di cortigiana il letto,
Di monaca il pudor.
Dall'ideal connubio
(Non più Minerva strana
Nata da stolto cranio,
Nè isterica cristiana,
Ma dolce e melanconica,
E d'austera parvenza)
Nacque una figlia—o Scienza
Tu palpitasti allor!
E, gigante, fra gli uomini
Già il tuo nome risuona!
Ma corre ancora il popolo
Alla tua madre buona,
E la sua voce armonica
E i suoi racconti adora,
E ride e freme e plora,
Udendoli narrar.
E l'Arte narra i dubbi,
Che ne assedian qui in terra,
E i miti, e i sogni, e i simboli,
E la pace, e la guerra;
Parla di re e di popoli,
D'amorose leggende,
E, dai palagi, scende
Al rozzo casolar.
Poscia veggendo, trepida,
Che dei tempi passati
La monotona storia
Ha i cèrebri annojati,
Sferza colla commedia
Le goffe costumanze,
E scruta nelle stanze
Gli intrighi ed i mister.
E, risalendo ai limpidi
Fonti della natura,
Ci canta in un Idillio
Crëato e crëatura,
E insegna all'occhio l'ultima
Gradazione di verde,
Che da lontan si perde
In profumo leggier.
L'Arte è la candid'avola
Che tesse le sue fole;
E noi, che ancor siam pargoli,
Amiam le sue parole;
Ma, fatti adulti, i popoli
La chiameran ciarliera,
Ed alla figlia austera
Rivolgeranno il piè!…
E cercheran l'oceano
Del fiume antico uggiati;
E scruteran dai vertici
I cieli sconfinati;
E chiederanno i fascini,
Che il genio oggi dispensa,
Alla natura immensa,
Che tutto chiude in sè.
Forse tu sola, o Musica,
Astrazion dell'idea.
Vivrai, dell'arti l'ultima
E più perfetta Dea!
L'altre morran!… Le statue
(Simulacri pallenti
Delle beltà viventi)
Cadranno infrante al suol;
E voi, riflesso inutile
Di ciò che esiste, o tele,
Voi copriràn la polvere,
L'oblío, le ragnatele!
O libri, al fuoco!… Briciole
Della filosofia!…
Ogni fisonomia
È un libro aperto al sol!
Alberto, ho il ciglio in lagrime
Penso a quel dì fatale!
Alla luce novissima
Della scienza ideale!
All'orrenda catastrofe
Della tragedia trista!
Penso all'ultimo artista
Che quel giorno vivrà!
Ei della madre suggere
Vorrà l'esausto petto,
E rabbioso e famelico
Lo dirà maledetto;
E forse, per resistere
Un'ora all'ardua pugna,
Lo graffierà coll'ugna
E il sangue ne berrà!