Agosto 1876.

DE MINIMIS.

MORS TUA, VITA MEA

Era un uomo sensibile; dicea
Che tutto vive d'una vita arcana;
Che, come il bruco, si forma l'idea;
Che non è sola l'esistenza umana.

E predicava ai bimbi e ai giovinetti
Di rispettar gli steli delle rose,
I nidi delle rondini, e gli insetti,
E le sementi, e gli uomini, e le cose.

Poi, meditando l'incessante guerra
Che la fame crudel move ai men forti,
E pensando che ognun semina in terra
Ad ogni passo migliaja di morti,

D'infinita pietà pianse angosciato,
E, i cibi rifiutando alla natura,
In un angol tranquillo del crëato
S'adagiò, come morto a sepoltura.

Là, rivolgendo gli occhi moribondi
Ai fil d'erba ed ai fior ch'avea vicini,
Vide la vita di novelli mondi,
La strana vita d'esseri piccini.

Vide un bruco, due ragne e un capinero,
Il bruco, rosicchiando un'erba-menta,
Rotava in essa, senza alcun pensiero,
Il pungolo, che sfibra e che tormenta.

E poi che sazio, in estasi bëate
Levava il picciol capo verso il sole,
Le ragne da una foglia arsa sbucate,
Si divisero il bruco nelle gole.