Come l'aquila anch'io dormo sovente
In una grotta una lunga stagione,
E nell'ore volgari e sonnolente
Annego la ragione…

Poi spicco l'ali dall'oscuro nido
E, librandomi in ciel, nel volo immenso
Saluto il mondo con superbo strido…—
È allor che canto e penso.

Autunno 1875.

MELODIA

Gli amanti passeggiavano—mentre cadeva il sole;
Mormoravan le labbra—portentose parole;
Un inno solo dalle labbra uscia,
Un inno che diceva:
La parola dell'uomo è melodia,
Che sovra ogni idïoma si solleva!

Gli usignuoli cantavano—mentre cadeva il sole
Echeggiavan nei boschi—i trilli delle gole;
E un lieto canto dalle gole ascia,
Un canto che diceva:
Solo il nostro linguaggio è melodia
Che sovra ogni idïoma si solleva!

Sui rugiadosi margini,—mentre cadeva il sole,
Nelle ebbrezze del polline—cantavan le viole;
Cantavano con note di profumi,
E cantavano il maggio;
E tremolanti sui roridi dumi
Diceano: Il nostro è il più gentil linguaggio!

Nascosta in un rigagnolo,—mentre il sol tramontava,
La femmina d'un rospo—ancor essa cantava;
Il prediletto che quel canto udia,
Da lungi rispondeva:
La tua voce, o mia sposa, ë melodia
Che sovra ogni idïoma si solleva!

Un pallido filosofo,—mentre il sol tramontava.
Sulla strada maëstra—pensieroso passava;
Egli ascoltò gli amanti, i fior, gli uccelli
E i rospi, e disse in cuore:
I linguaggi quaggiù son tutti belli,
E specialmente se parlan d'amore!

Luglio 1876