Ahi!…. Talora nel cranio,
Indarno affaticato,
Disperando, un terribile
Dubbio m'è balenato!
Pensai che forse esistono
Idee sì vaghe e arcane
Che invan le menti umane
S'attentano a scolpir!
Forse passò fra gli uomini
Il sommo dei pöeti
Fra la schiera dei mutoli
E degli analfabeti….
E, forse, il suo silenzio
Fu incompresa epopea,
In cui sfuggì l'Idea
Della Forma il martîr!

Ah!…. Perché, dunque, struggerti,
O povero cervello?
Contro la Forma, il despota,
Sorgi, schiavo rubello!
Non ti curar degli uomini!
Vivi in te stesso e pensa!….
La tua melòde immensa
Non rivelar che a te!
Chiuso nel tuo silenzio
Ogni idïoma oblia!
Del tempo e dello spazio
Comprendi l'armonia!
Ogni idïoma e frivolo
A esprimer l'Universo!
Nato a servire un verso
Il mio pensier non è!!

Evvia!…. Sorridi, Emilio!….
Sorge nel Ciel l'aurora,
E, solitario, io vigilo
Sulle mie carte ancora!
Stolto!…. Giuro il silenzio,
E ti favello intanto!….
Stolto!…. E rileggo il canto
Che la mia man notò!
Emilio, io voglio illudermi!
Sono troppo felice!
Mi risveglio da un'estasi
E il pensiero mi dice:
"Stretto è il fatal connubio!
"Chiudi gli occhi e riposa….
"Questa notte la sposa
"All'altar si recò…."

Milano, giugno 1875.

NOJA LETTERARIA

Favello a voi, cui ferve la scintilla
Dei febbrili entusiasmi nel cervello;
Favello a voi, dentro il cui sguardo brilla
La balda gioja d'un pensier novello!

Favello a voi, che, frammezzo alle genti,
Vecchi a vent'anni, in silenzio passate,
Colla pupilla vólta ai firmamenti
E colle mani alle reni appoggiate.

Favello a voi, cui nota è l'armonia
D'ogni cosa creata, e cui son noti
Cogli entusiasmi la melanconia
E gli sconforti; a voi favello, iloti,

Dannati a conservar la stessa creta
Leggendo dentro ai secoli venturi;
Dannati a scorger la splendida meta
Dietro le grate di carceri oscuri!

Favello a voi, per cui dolore e gioja,
Pari al lampo, non duran che un istante,
E che desiate, per fuggir la noja,
Un'angoscia od un gaudio incessante;