CAGLIARI

(AD AGGELO SOMMARUGA)

Cagliari è fatta di case giallastre,
Come un branco d'agnelle a un monte appese;
E scivolan le scarpe sulle lastre
Delle sue strade ripide e scoscese.

C'è una gran baja ed un porto piccino,
Ove l'onda giammai freme adirata,
E par che dica ad ogni brigantino:
"Se tu cerchi la pace, l'hai trovata!"

Cagliari è gaja; ha un'aria patriarcale,
E del buon tempo antico ama la legge;
E non pensa a mutar la cattedrale
Lo strano campanil che la protegge.

La turba scarmigliata dei picciocchi
Gira dovunque col corbello in testa,
E sguscia dei passanti fra i ginocchi
Più delle anguille irrequïeta e lesta.

Quel corbello è il suo pane ed è il suo tetto,
Ed il picciocco mai non l'abbandona;
Se vuoi dormire egli ne fa il suo letto;
È il suo scudo, il suo stral s'egli tenzona.

Quando piove ei lo muta in un ombrello,
Lo cambia in parasol quando è l'agosto,
Poi, pien di merci—tornato corbello—
Per due soldi lo reca in ogni posto.

La gente dorme quando il giorno cade;
S'alza coi primi albori e va al mercato;
E le donne sciorinan per le strade
I pannilini freschi di bucato.

I cittadini hanno la faccia rasa;
Vengon dai monti i villosi sembianti;
Le cittadine son massaje in casa
E a San Remy son belle ed eleganti.