Gli innamorati hanno un costume strano,
E l'uso è tal che nessuno ci abbada;
La dama sta a un balcon del terzo piano
Ed il damo le parla… dalla strada!
Di sibili infiorato è l'idïoma,
Dolce all'amore; auster su labbri austeri.
C'è qualche bimbo colla bionda chioma…
Caso raro!… perchè son tutti neri!
Cagliari guarda il mar, mentre al suo fianco
Ha liete valli e colli pittoreschi,
E larghe vie dal suol sassoso e bianco,
Ed irte siepi di fichi moreschi.
Grappoli enormi e picciolette viti
Ornan le balze—ridenti festoni!—
E all'arse gole fa graziosi inviti
Lo scialbo color d'ambra dei limoni.
Siam quasi al verno e par di primavera!
E melegrane e cedri ed ananassi
Ti mandan, colla brezza della sera,
Un saluto d'effluvii quando passi.
Cagliari guarda il mare, e, alle sue terga,
Stan campi incolti e vergini foreste,
Dove il cinghiale e dove il cervo alberga,
Dove vette prezíose alzan le creste.
Ivi una febbre d'or spinge gli umani,
Ma (ahimè!…) talvolta l'or sfugge agli audaci
E resta sol la febbre all'indomani
Che li dissangua cogli orrendi baci!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Oggi è sagra, ed il popolo ha indossato
Il costume gentil del suo päese;
Nè più bello un pittor l'avria foggiato
Cui fosse il Genio dei color cortese.
Lungo la baja è un ondeggiar festante
Di gonne rosse dai botton lucenti;
È una baldoria, un correre incessante
Di cavallucci magri e intelligenti.
E intorno al picciol porto—ove diè fondo
La carena panciuta dei velieri—
Havvi una folla, un'accozzaglia, un mondo
Di brache bianche e di berretti neri.