Furon giorni di sangue;—rosseggiaron le vie…
È ver!… Colle zizzanie—cadder rose e gazzie…
Ma pari alle tempeste—son le amare vendette!
Non han leggi in entrambe—e castighi e säette!
Gli stolidi soltanto—vorrebber la Natura
Eguale al freddo svizzero—che i suoi colpi misura!

Un tempo era il carnefice—del popolo maestro;
Ei l'educò alla scuola—dei ceppi e del capestro;
Al codice mitissimo—il popolo educato
Si vendicò col sangue;..—come aveva imparato.

Al!… Non gettiam la pietra—su chi lava un oltraggio!
Chi, fra noi, del perdono—ebbe sempre il coraggio?
Nelle pagine lunghe,—su cui veglia la Storia,
Tra le feste d'un giorno,—tra una colpa e una gloria,
Tra il sovrapporsi assiduo—d'un evento a un evento,
Dalle viscere umane—esce sempre un lamento!

Cristo, anch'egli, degl'empi—rese il braccio più ardito!
E fu il giorno che in croce,—per le angoscie sfinito,
Gridò un'ultima volta:—"Sopportate e tacete!"

Gli empi ne profittarono.

—E quando ei disse: "Ho sete!"
D'aceto e fiel gli porsero—una spugna bagnata!

Or ben, quando dei buoni—fu la bontà oltraggiata,
Non un giorno, ma secoli,—essi tacquer pazienti…!
E gli empi li derisero—raddoppiando i tormenti.

Ma venne il dì che i buoni-dissero anch'essi: "Ho sete!"
E avean sete di scienza,—di libertà!…
"Bevete!…"
Fu lor risposto.
E il sangue—si diede lor dei figli!
E morirono i padri—su fetidi giacigli!
E messe alla tortura—für le membra del saggio!

Ah!… Non gettiam la pietra—su chi lava un oltraggio!
Cristo era un uomo-dio;—noi non siam che mortali!
Ei sapeva che il cielo—esisteva; che i mali,
Con cui l'avean qui in terra—i tristi vilipeso,
Gli fruttavan la gloria—del trono ov'era sceso!

Ma per noi questo cielo,—questa speranza sola,
È un mistero!… Per noi—il cielo è una parola!..