Perchè voler, da fragili—e grame creature,
Ciò che forse è miracolo—per divine nature?

Ma libriamoci in alto;—tra il vero e l'ideale;
Ove l'aria non sfibra—questa carne mortale!
E guardiamo sugli uomini;—sui viventi dell'oggi;
Su coloro che popolano—le vallate ed i poggi,
E che, orgoglio di vermi,—raggiungendo una vetta,
A Giove antico atteggiansi—che scaglia la säetta…

Guardiam giù…
Questo fiume—fatto di teste umane,
Questa immensa valanga,—questo esercito immane,
Ha un nome!
Lo si mormora—con riverenza: Il Mondo!

Ei cammina!… Ei cammina!…

—Nel cèrebro fecondo
Dei mille pensatori—egli attinge i portenti,
I segreti, che dànno—la vittoria.
Le genti,
Attraverso agli oceani,—si favellano; i cieli
Si spalancano; cadono—i fantastici veli
Che rendean sacra d'Iside,—nei templi egizii, l'ara;
Ogni giorno che sorge—ha un raggio che rischiara;
Ogni giorno che passa—ha una tenebra spenta;
E sull'eterna via—dei suoi destini (lenta,
Per la vita degli uomini;—per un'idea, veloce)
Mille grida adunando—in una sola voce,
Travolgendo implacabile—chi non vuole o non vede,
Questa immane fiumana,—questo Mondo procede!

Avanti!… Avanti!… Al mare,—o mistica fiumana!
Alla foce!… Alla foce!…

—Ov'è dessa?… È lontana!
Lontana più del sole!—Più del sol misteriosa!
Chi potrebbe, osservando—ogni uomo ed ogni cosa,
Predir l'ultimo giorno—dei terrestri abitanti?

Ma che importa!…

Alla foce!…-Al mare!… Avanti!… Avanti!…

Pur, come un dì le streghe—di Macbeth sul sentiero,
A soffermar per poco—del Mondo il passo altero,
Sorgon tre sfingi; e sono—sfingi rabbiose e grame;
I moralisti ipocriti,—gli eserciti e la fame!