"Anch'io!" Lisa diceva.

—E il maestro: "Conviene
"Ch'io mi faccia coraggio!—Tuo padre domattina
"Saprà tutto!… Speriamo!…—E poi, Lisa, indovina
"Che rispose il curato—quando ieri gli ho detto
"D'amarti?"
"Che rispose?"
—"Ma, Signor benedetto!
"Esclamò: Fatti avanti!—Parla a Martino… Prova!…
"Animo!… Se suo padre—la vostra unione approva,
"Non c'è nissuno al mondo—disposto a benedirla
"Più di me!
"

"Giurabacco!—È tempo di finirla!"
Spalancando le griglie—tuonò il vecchio dall'alto.

Il coraggioso giovine—fe' per spiccare un salto…
E fuggire…
Martino—gli gridò: "Ma, per Diana,
"Fermati, giovinotto!—Cosa son?… La befana?…
"Via!… Piuttosto che espormi—a mille infreddature
"Fate presto, sposatevi,—mie care creature!"

* * * * *

Graziano sposò Lisa.
—Era tempo!
Martino
Morì.
Il maestro allora—lasciò i libri pel vino.
Divenne ostiere.
Lisa,—dopo quattr'anni, anch'ella
Spirò, mettendo al mondo—una bambina bella
Come un amore, e cui—lasciò erede del nome.

II.

Nel mille ed ottocento—settanta, colle chiome
Che parevano d'oro,—allegra e ben tornita
Era la nuova Lisa—la delizia e la vita
Del padre, a cui la testa—s'era fatta canuta.

Egli la contemplava—in un'estasi muta;
Le baciava la fronte;—la chiamava folletto;
Le dicea di ripetergli:—"Oh! Mio babbo diletto!"
Ai villani, recando—la solita scodella
Di vino, domandava:—"Non è vero che è bella?"
Volea che alla domenica—ogni donna, alla messa,
Mormorasse vedendola:—"Guarda com'è ben messa!"

Le aveva appreso a leggere.
—Su un libro d'orazioni
Avea di proprio pugno,—con grossi paroloni,
Scritto dei versi (ignoro—di qual poeta); questi: