—Il miserabile!—gridò Regina saltando in piedi.
—Sì, madama, il miserabile—continuò Marco—ma quel miserabile—non aveva ancora finita la sua frase, che il signor Alberto Dehal gli aveva applicato una ceffata che rintronò in tutta la sala—gittandogli la sua carta al viso e gridando:
—Tu menti, facchino!
Il Selvaggio voleva slanciarsi sopra Alberto; ma io lo afferrai con violenza del braccio e gli dimandai la sua carta col suo nome. Egli si chiama il colonnello Stefano Stetzeneki, un polacco, e dimora al Faubourg Montmartre in un mobigliato mica mal mobigliato—imperciocchè à seco una deliziosa fanciulla di un vent'anni.
—Io credo sognare!—sclamò Regina quasi parlasse a sè stessa.
—Ieri—soggiunse Marco—Prospero Delleux ed io ci presentammo dal Polacco per sollecitare a mandare i suoi padrini. Egli li aspettava giusto allora. Nel pomeriggio, infatti, vennero da me due sotto-ufficiali dei chasseurs, e convenimmo che si sarebbero battuti stamane, alla spada, nel Bois di Meudon.
—Oh! Dio mio, Dio mio!—sclamò Regina.
—Alle otto, infatti, eravamo sul terreno.
—Ma il signor Dehal sapeva egli battersi alla spada?
—Lui!—sclamò Marco—egli è lo più forte allievo di Robert, signora. Sventuratamente, le cose non dovevano sciogliersi regolarmente. Il colonnello è uomo di un'età indefinibile. Perocchè à le guance bellettate, una parrucca rossiccia e dei baffi biondi lunghissimi. Quel sembiante colpì Alberto Dehal.