—Conte, voi sapete che io, men ch'altri, non posso avere un tal desiderio. Voi siete stato il mio solo amico, in quella casa ove vostro fratello mi aveva introdotta ed ove e' mi trattava come straniera.
—Ebbene, madama—riprese il conte—io sorgo dalla tomba per venire a proclamare innanzi a Dio, ed innanzi a mio fratello, che vi amo… E poi morire, se posso.
—Conte—rispose Maud, quasi affogata, tendendogli le mani per rilevarlo—se io avessi il diritto di dimandarvi una grazia, io vi direi: Lasciate Parigi oggi stesso, in questo punto, in questo istante stesso… Ogni minuto che passa può contenere una catastrofe… E se una confessione può accelerare codesta partenza, io non esito a farla, a voi, a voi il primo: Io amo mio marito!
Il conte Alessandro vacillò; poi soggiunse con calma:
—Io non invidio a mio fratello questa bontà di Dio. E' non n'à altra!
—Oh! sì, egli è ben sventurato… sclamò Maud… E l'è colpa mia. Io non ò osato. Io non ò saputo vincere il terrore, la repugnanza, che la sua malattia mi cagiona. Io l'ò amato, pertanto, dal primo giorno. La nobiltà del suo carattere, la sua delicatezza, la sua modestia, mi toccarono… Poi, quella sera fatale arrivò. Io ne abbrividisco ancora… Era la notte, in una sala rischiarata unicamente dalla luna. Io sentii le sue braccia avvinghiarsi alla mia vita, stringermi, comprimermi, ribadirsi sulla mia carne e sulle mie ossa come due serpenti… La mia respirazione soffocavasi. I miei occhi schiattavano dalle mie orbite… La voce mi mancava per gridare… Le mie costole scricchiolavano… Un secondo ancora, e la mia spina dorsale era spezzata in due… Egli dovette vedere il mio spavento. E' dovè sentire il male orribile che mi facea. E' dovette accorgersi che andava ad uccidermi nel suo abbracciamento di morte, perchè fece uno sforzo terribile per snodare le sue braccia e rigettarmi lontano, mentre egli cadeva sul tappeto… Io lo vidi allora torcersi nella sua orrida convulsione: io compresi…
—Sventurati!
—E dopo, ogni qualvolta l'ò visto avvicinarsi a me, lo stesso terrore mi à presa. Ei se n'è avvisto. À rispettato il mio spavento, e si è ingannato sulla natura della mia repulsione. Noi siamo restati stranieri. Ma la mia anima gli era unita; tutta la mia vita è un pensiero di lui. Il corpo lo fugge; il cuore lo appella. Ma io sono codarda.
—Perchè, madama, mi fate voi queste confessioni, cui non vi domando?
—Perchè, conte, voi vi siete ingannato quando avete portato su me degli sguardi che mi offendevano. Forse, io fui imprudente. Io mi lamentai, io mostrai, più che vero non era, allontanamento per lo sventurato che si disperava nelle spire della gelosia… Ve ne domando perdono. Io aveva bisogno di sfogo; e nella solitudine, io credeva poter cercare il cuore di un fratello per riposarmi.