—Con mio fratello—rispose il principe. Voi volevate conoscere il veleno segreto che rodeva la mia vita, eccolo: Mio fratello ama mia moglie—che non è stata giammai mia moglie—e che l'ama pure. Io credeva averlo ucciso in Russia. Egli risuscita per venirmi a dire «Io amo Maud. Bisogna ricominciare.» Capite, adesso? Noi ricomincieremo. A domani.

—Ma, principe—balbettò il dottore—non vi sarebbe dunque modo…

Il principe lo fulminò del suo sguardo carico di disdegno, di disprezzo e di alterigia, e replicò:

—A domani. Io vi domando i vostri servigi in caso di disgrazia; non i vostri consigli e la vostra mediazione. Verrete voi?

—Sono ai vostri ordini, principe—sclamò il dottore.

Il principe di Lavandall partì, ripassò per la piazza Vendôme e mandò Ivan a lasciare la lettera alla porta del conte Alessandro, poi rientrò al palazzo tardi.

Maud era a letto. L'emozioni della giornata l'avevano di molto stancata.

Sarah e Tom andarono per nuove. Ivan, al solito, si tacque. Il cocchiere del principe raccontò l'itinerario e dettagliò le stazioni.

Un lampo traversò lo spirito di Maud, udendo che suo marito l'aveva attesa alla porta dell'Hôtel du Rhin; ch'era poi ito dal dottore; e che Ivan aveva portato una lettera al conte Alessandro. Ella fu lì lì per alzarsi e recarsi da suo marito. La timidezza, la paura, il rispetto di sè, la modestia la ritennero.

Sempre la stessa!