L'uomo a nero mostrò una lettera, ed insieme si presentarono al principe per rimettergliela.

Il principe era profondamente assorto e tristissimo.

Cadeva una acqueruggiola fina, penetrante, fredda, che rendeva il tempo scuro, il cielo insipido. Gli alberi avevan perduto il loro manto e mostravano le loro ossa nere, che tremolavano sotto la fredda brezza. Il luogo era solitario. Tutto ciò stingeva sul carattere di già sì malinconico del principe di Lavandall, e l'affettava.

E' prese la lettera senza guardarla, meccanicamente. Il suo spirito vagava altrove.

L'impressione del freddo, che gli occasionava lo sportello aperto del coupè, lo richiamò alla realtà. Egli avvicinò allora la lettera ai suoi occhi e fece un movimento di sorpresa.

—Chiudi dunque codesto sportello,—gridò egli ad Ivan, tirandolo nel tempo stesso a sè con violenza.

Poi, e' si volse al dottore e soggiunse:

—Cosa è codesto? Egli scrive adesso? E' non è dunque qui.

—È il conte Alessandro che scrive?—dimandò il dottore.

—Egli stesso—rispose il principe, spiegando la lettera e guardandola anco prima di leggerla.