Maud andò a letto, ma non chiuse palpebra per tutta la notte. Ella sollecitava più che mai il momento di volare presso suo marito, onde metter termine a questi odiosi rumori.
L'indomani, per buona ventura, il dì sorse bello, e Maud contemplò la vita al colore dei raggi del sole.
Ella si levò a mezzodì e passò nel suo boudoir.
Era quivi che la prendeva la sua colazione, prima di ricevere la scossa elettrica.
Ella mangiò quel mattino senza appetito, a causa della notte passata nell'insonnia.
Sarah trovolla più pallida, gli occhi velati, le orbite offuscate e più incavate. La non disse nulla, però, per non attristarla.
Maud s'impressionava sempre, apprendendo che l'andava più male. A venti anni! vedere, a venti anni, la morte che si avanza a passo lento, cauto, guardingo, da traditrice!… Maud bevve un uovo fresco, prese una cucchiaiata di gelée ed un boccone di petto di beccaccia. Poi, si allungò sulla dormeuse.
Sarah, impiedi innanzi a lei, attendeva l'ordine di darle le due fila della pila.
Maud si taceva. Si sarebbe detto che l'avesse obliata. Il suo spirito spaziava altrove, batteva i campi, saltava dall'ospizio di Londra al castello di Lavandall, dalla villa di Saint-Germain a Nizza, dal principe Pietro al conte Alessandro. Aveva bisogno di dormire. L'odore dei fiori le faceva male… E poi, di un tratto, ella si vide come se fosse divenuta folle… Gettò un grido. Allora, ella si accorse di Sarah che aspettava.
—Fa presto dunque, my dear,—ella sclamò. Finiamola. O' sonno.