—Vostra maestà può contare sulla mia lealtà senza limiti, e su i miei consigli—quali piacerà al nostro divino Redentore di inspirarmeli.

—Padre d'Ebro, vi siete voi giammai preoccupato della situazione del mio regno?

—Sire, dopo il regno del cielo—di cui mi sforzo appianare la via a V. M., e cui mi arrabatto a conquistare per me—io non ò che un pensiero: la grandezza, la pace, la sicurezza… e la buona direzione del reggimento di V. M. nelle viste del Signore.

—Io sono vedovo, padre mio—sclamò il re sospirando.

—Il signore ha detto nel libro della Sapienza: «Le amarezze dal vedovo parlano al Signore dell'integrità del suo cuore.»

—Non ò figliuoli.

—Vostra maestà à di già professato con Giob: Dominus dedit, Dominus abstulit!

—Ad ogni modo, Egli avrebbe meglio fatto di lasciarmeli—di lasciarli vivere, se veramente dati E' me li aveva. Ma io ò dei dubbi su questi avvenimenti, cui è inutile di mettere in chiaro oggidì.

Il P. d'Ebro abbassò gli occhi e si tacque.

Il re continuò: