—E perchè no, sire? Vostra Maestà non à che cinquant'anni.

—Lo so. Ma cosa è l'età, cui annunzia un almanacco, se l'età, cui Dio infonde nel sangue, avanza del doppio? Io ò cento anni. Tutto è morto in me. Un nuovo matrimonio non migliorerebbe la situazione del mio regno e le condizioni della mia famiglia.

—Sire, voi obliate che Dio fa dei miracoli, o ch'Ei fa fiorire i rami disseccati.

—Io conosco qualcuno che farebbe di codesti miracoli senza ricorrere a Dio—e lo si vede più spesso che la morale nol consentirebbe. No, padre mio, non vi è resurrezione in questa materia. Quando l'olio è consunto, la lampada muore, e nulla la ralluma. Io ò tentato tutto, del resto, ed avrei dato nove decimi del mio regno a chi mi avesse presentato un elixir della vita.

—Sire, non bisogna scoraggiarsi giammai, quando si mette confidenza in Dio. Il signore à detto: «Io sono il forte!»

Re Taddeo conservò un silenzio pensieroso per qualche minuto, poi soggiunse:

—Padre mio, ove la scienza non arriva, ove la fede non basta, non trovate voi, non intravedete voi un altro mezzo?

—Sire—rispose il padre d'Ebro—io non oso nulla intravedere.

—Nondimanco, nella Bibbia, ove si attingono tanti consigli, ove s'incontrano tanti esempi, ove si cercano tanti espedienti e tante consolazioni, la soluzione dei dubbi che uccidono il mio riposo deve pur trovarsi consacrata.

—Sire, tutto è nella Bibbia. Solo occorre saperla interrogare. Che V. M. degni di mettermi sulla traccia, affinchè io le riveli la volontà di Dio.