—Ma, se Sua Maestà non aveva più prole!

—Sì, e perciò appunto si decisero a quelle nuove nozze. Ma la gente che commetteva questo misfatto non era mica di quella che si ferma a mezzo cammino. Da quando in poi, del resto, è stato necessario di fare i suoi propri bimbi? Una sola cosa sembrò urgente in questa circostanza: Trovare un suocero condiscendente ed una moglie complice. Si avevano le due cose sotto la mano, al di là di ogni desiderio. Il padre d'Ebro compose, S. M. Taddeo copiò una lettera per re Claudio III.

—Vostra Altezza l'à dunque letta?

—Ne ò avuto la copia in poter mio, dalla mano stessa del P. d'Ebro.
Essa suonava così:

«Caro cugino,

«Io scrivo a V. M. un'altra lettera per mezzo dei miei ministri. Con questa, io mi indirizzo direttamente al figlio del fratello di mio padre. Gli è dire, che io desidero che il mio grido di uomo trovi un'eco nel cuore del parente, o che vi resti sepolto.

«Io sono in presenza della crisi la più spinosa del mio regno, sì pieno di accidenti. Io traverso il ponte dell'avvenire: affronto la questione della successione, in presenza dalla quale la Provvidenza divina à voluto collocarmi per provarmi—ripigliandosi i figliuoli che impartiti mi aveva. Se avessi avuto, per compenso, in questo immenso disastro, l'affetto di mio fratello, mi sarei forse consolato di un dolore che uccide perfino i più forti. Ma l'Europa intiera, sgraziatamente, sa come la mano del Signore à posato gravemente sulla mia casa, anche da questo lato, ed à appreso i pericoli che ò corsi. Non ò avuto prove materiali sufficienti. O' però la certezza morale, che quel fratello snaturato à attentato parecchie volte alla mia vita. E sono convinto, che la mia vita non cesserà di essere in pericolo contro quelle aggressioni, se non il giorno in cui io mi avrò una successione legittima diretta.

«Ecco quali considerazioni—oltre quelle dei miei popoli, della pace o della gloria della religione—mi ànno deciso ad implorare l'aiuto del Signore per un secondo matrimonio. Io tento Iddio. Imperocchè, quantunque la mia età di 54 anni non sia eccessiva, per l'opera satanica del principe di Tebe io posso considerarmi come estinto alla vita. Un matrimonio, sì, può consolare le tenerezze dei miei ultimi anni; ma, ohimè! esso non farà riverdire il ceppo fulminato della mia dinastia.

«Ora, l'è codesto che io voglio—a qualunque prezzo—ed è per codesto che io mi indirizzo a Vostra Maestà.

«Voi padre, non vorrete forse comprendermi; voi, fratello, esiterete forse. Aiutatemi come amico, come re, come uomo che va al soccorso di un uomo minacciato. Fate vostra la mia causa, il mio desiderio, la mia speranza, ed aggiungerei quasi la vendetta della natura e della morale oltraggiata. Vi dimando in matrimonio la vostra figlia maggiore, la principessa Bianca.