—Si valgono: la scelta sarebbe impossibile. Ma il risultato di tutto ciò non si fece attendere. Il duca di Balbek però, innanzi di mettersi all'opera seriamente, esigette, per iscritto, il mandato di cooperare ad assicurare la successione del re Taddeo. Suo zio, ministro del re Claudio, gli rilasciò questo attestato—come pure la copia autentica della lettera di re Taddeo e della risposta di re Claudio. E gli è precisamente questo documento essenziale dell'affare, cui non ò, e che mi occorre. Le lettere dei due re, copiate da un gesuita disgraziato, non ànno alcun valore morale: possono essere falsificate. Però, queste medesime, scritte, copiate da un ministro degli affari stranieri, e munite dei suggelli dello Stato, quella lettera ministeriale che autorizza l'impresa del duca di Balbek… ecco ciò che è capitale.
—Ma in che modo Vostra Altezza à avuto cognizione e comunicazione di questi documenti?
—Vado a dirvelo. Il matrimonio fu dunque manipolato e precipitato. Sei settimane dopo la sua partenza, il marchese delle Antilles, ritornando alla Corte del suo padrone, gli annunziava, e conduceva la sposa ed il successore. Mio fratello si recò, incognito, alla frontiera dei suoi Stati, all'incontro della regina. La bellezza di costei lo abbarbagliò—disse egli.—Egli pretestò dunque che la giovane donna dovesse essere stanca del viaggio; ordinò che si facesse sosta, e, contrariamente alla severa etichetta della nostra Corte, il matrimonio fu consacrato e consumato nel luogo stesso. Il domani, l'ispezione della camera nuziale ebbe luogo secondo l'uso: tutto era in regola! Il processo verbale, cui gli ufficiali speciali del regno redassero, è depositato negli archivi dello Stato. Capite? tutto era in regola! Dopo questo tratto di genio della giovane regina, non era più mestieri di disperare di nulla. Se si fosse esatto l'intervenzione dello Spirito Santo nella faccenda, ella lo avrebbe esibito, a suo carico e discarico, come operatore.
—Il duca di Balbek era sempre della partita?
—Non ne avevano più bisogno. Per il momento, il re bastava. Laonde, quando, qualche mese dopo, la gravidanza della regina fu ufficialmente annunciata, alcuno non ne sembrò stupito. Quella donna era così bella! E poi, sì modesta, sì casta, così pia, così riserbata…! Ella fuggiva le feste; non visitava che ospizi e spedali, le chiese, sopratutto i conventi di donne ed i santuari miracolosi. Passava una grande parte del suo tempo fuori della capitale, nelle residenze reali di caccia e di riposo. I sudditi felici di S. M. Taddeo IX sapevano appena che si avessero una regina.
—Che abilità sovrana!
—Ascoltate ancora. Infrattanto i mesi passavano, l'ora dello snodamento avvicinava. Quell'uomo, quella donna, per re e regina che si fossero, non potevano aggiungere un secondo al tempo, nè rinculare di un minuto il giorno dello sgravo. Bisognava, non pertanto, rubare al tempo tre settimane o un mese. Non bastava poi al re di aver un erede. Gli occorreva, per giunta, un figlio maschio. Per forzare la mano di Dio in questa opera, dal primo giorno in cui un sospetto di gravidanza puntò, la regina cominciò a bazzicar le immagini miracolose che s'incaricano della bisogna. Ella corse tutti i romitaggi. Ma restava ancora lo più insigne. Lo si serbò per l'ultimo—tanto più che era il più lontano. Nelle montagne, lì, presso alla frontiera, vi è un convento di religiose di Sant'Orsola, annidato in un vecchio castello a cui si è addossato una chiesa. Il re è badessa di nascita di quelle religiose, ed à un appartamento nel convento. Nella chiesa, una madonna della Scala fa miracoli, e, a seconda della dimanda, gratifica garzoncelli, e li sostituisce alle ragazze, dall'alto dei cieli.
—Ecco lì una vergine che non à mica considerazioni pel suo sesso!—sclamò Lavandall.
—Ella se ne permette ben altro, eh! A sei chilometri di distanza, si trova un parco reale, con una foresta che si prolunga fin sotto le mura del giardino delle religiose—le quali ànno diritto di caccia nel bosco reale. Era il settimo mese dopo l'arrivo della regina nel regno. Ella si recò allora al Torrente dei Pini—ove ella cacciava negl'intervalli delle sue preghiere alla madonna della Scala. Al principio dell'ottavo mese, il re si rese anch'egli in quella residenza per cercarvi la regina, benedetta a dovere, e ricondurla nella capitale, dove ella avea il dovere di fare il suo parto—in presenza della Corte, dei corpi dello Stato, e della diplomazia.
—Che opulenza di sguardi per una giovine donna, in quella situazione delicata!