—Ebbene, la fatalità opinò esattamente come voi, forse, caro principe: perocchè essa volle evitare quella deboscia di occhi alla bella e giovane regina. Il fatto fu che, mentre un giorno ella cacciava quasi sola—lasciandosi dietro e ben lontano il suo seguito, secondo la sua consuetudine—il suo cavallo si abbattè a qualche centinaio di passi dal verziere delle religiose. La regina si trovò coricata per terra, ed il suo cavallo si allontanò al galoppo. Alla vista del destriero della regina corrente solo, gli staffieri ed i grooms di S. M., che l'avevano perduta di vista nei viali della boscaglia, si spaventarono. Si precipitarono tutti verso il luogo ove ella era scomparsa. E si finì per scoprirla, per terra, svenuta, pallidissima, ed un cotal poco sgraffiata qua e là.

—Che donna di genio! à conquistato la corona.

—Ne sareste voi innamorato, principe?

—Ne sareste voi geloso, monsignore?

—Quasi. La paura fu grande nel servidorame. Si raccolse la regina, cui si trasportò immediatamente nel convento, e si corse ad avvertire il re della disgrazia successa. S. M. sembrò fulminata. Credette tutto perduto. Si mandò a cercare il medico del villaggio vicino—il quale non potè giungere che molto tardi il dì seguente. La notte però la regina fu presa dalle doglie di un parto accelerato dalla caduta. L'è un aborto, dicevan tutti—senza escluderne la vecchia cameriera, anche un po' levatrice—cui la regina aveva condotta dal suo paese—e compreso il medico, il quale in tutto codesto non vide che i pranzi ed i scudi reali. Il re si desolava,—dicevasi. Il neonato non sarebbe vitale. La regina correva grossi rischi. Gli empi! Essi contavano per nulla l'intervento della Vergine della Scala in quel malore! Non era stata ella, probabilmente, che aveva aiutato la regina a discendere di cavallo, quando alcuno non la vedeva? Non era stata forse ella che aveva scudisciato il ginnetto, il quale era partito al galoppo? Non era stata forse ella che aveva fregate le gengive della regina, e del sangue che ne aveva estratto le aveva maculato le mani ed il sembiante? Non era dessa che le aveva consigliato di ritenere il respiro, per diventar pallida, e tutto il resto di quell'opera miracolosa che si compiè col parto felice della sua reale divota? Andate dunque, in una disgrazia simile, a preoccuparvi dell'etichetta, e del corpo diplomatico, e dei corpi dello Stato, i quali dovevano essere le levatrici del successore del re Taddeo! La commedia era finita. Viva la regina!

—Poffardio! che pezzo di attrice!

—Ora, voi sapete il resto, che è storia: rivoluzione, guerra civile, Costituzione, esigenze del Parlamento, incameramento dei beni ecclesiastici, espulsione dei gesuiti… tutto per assicurare ad un bimbo intruso¹ la successione della corona che mi era dovuta. Questo guazzabuglio, come di ragione, à stomacato papa Gregorio XVI; à messo in forte collera i Reverendi Padri. Di quivi, Sua Santità à autorizzato il P. di Ebro a parlare, a rivelare gli stessi segreti della confessione—trattandosi del bene della religione. Ed ecco come io ò ricevuto a Roma, al Gesù, comunicazione di questi documenti e conoscenza dei fatti e degli atti.

¹ Non sarebbe piuttosto ad una bimba intrusa—Isabella? (Nota dell'Editore)

—Nulla mi stupisce adesso. E con codesti ausiliari io non dispero di nulla…

—Voi avete ben ragione. Però, bisogna che sappiate che i RR. PP. ànno di già fatto delle ricerche inutili. I documenti in questione non sono, e' sembra, presso il duca di Balbek. Si è rimuginato dovunque in casa sua, si pensa—dovunque, almeno, l'occhio di un lacchè e la mano di un ladro possono giungere. Le ricerche sono state infruttuose. Al palazzo dell'ambasciata non vi è nulla. Ora, come non è probabile che quelle carte fossero state distrutte; come il duca di Balbek non è un sere a disfarsene per nulla; come non le gli si strapperanno che dopo una resistenza disperata… la partita cui impegniamo diventa terribile. Nondimeno, dovessimo noi mettere il fuoco ai quattro cantoni di Parigi, quelle carte mi occorrono. Bisogna che io le depositi nella cancelleria russa a Pietroburgo, dove tutta la diplomazia straniera potrà consultarne e verificarne l'autenticità, prima che io dia la battaglia suprema a mio fratello ed al successore cui à fabbricato per frustrarmi del trono. Cosa pensate voi fare, principe?